“Put the blame on Mame, boys

put the blame on Mame…”

Gilda

From: Gilda – 1946

Our mind, sometimes, works in a funny way.

Yesterday President Napolitano talking about the Italian politics’ serious decline (the so called “Mafia Capitale” – Capitol Mafia – the anti-mafia operation I told you about last week it’s the icing on the cake…) warned us against the so called anti-politics which is a result of that decline: “ The criticism against politics and parties, precious and fertile ground if rigorous, objective and made with discernment and having the measure of it, has now degenerated into antipolitics, or better in a sort of subversive disease”, that makes necessary to react “denouncing biases, clichés, distortions and committing ourselves in a larger scale not only making the necessary reforms but also trying and involve the young people in politics”. And, off course, he’s absolutely right.

Anyway, as I was telling you, our mind (well, my mind) sometimes works in a funny way so, I don’t know how, suddenly that event reminded me of the teacher who taught me Italian literature, History and Geography for three years at the lower secondary school (scuola media, age 11 to 14) decades ago. She was a lady in her forties born in a wealthy family, married with a company executive who left everyday her beautiful house to come to our neighbourhood of ill repute and teach to the working class children but always giving the impression she considered herself for that reason a sort of Mother Theresa. One day, it was my last year at the lower secondary school, she examined in geography one of my classmates, a girl who wasn’t, to be true, a genius. The geography oral was a disaster, a thing you people wouldn’t believe, so our teacher couldn’t help expressing to the whole class her disgust. She started telling to the poor girl, who still had problems in understanding what she read, that she didn’t work hard enough and clearly had no intention to. But this was not enough. She had to find out everyone and everything who shares the responsibility for that disaster from our ignorant parents to the public housings where we lived, from the degraded neighbourhood to the notorious criminals that populated it. She only forgot one person: the teacher who should have taught that girl geography, history, literature and the correct usage of the Italian language and, above all, should have explained her that she had to study not because she was taking part in a contest which prize was the best mark, but because this was her occasion to try and make her future better. There was only one trouble, that person was herself.

“Date la colpa a Mame, ragazzi

date la colpa a Mame…”

Gilda

Da: Gilda – 1946

La mente a volte fa degli strani scherzi.

Ieri il Presidente Napolitano denunciando il grave decadimento della politica italiana (l’inchiesta Mafia Capitale che sta rivelando gli intrecci tra politica e malavita organizzata è solo la cigliegina sulla torta…) ha lanciato un duro monito contro l’antipolitica alimentata da quel decadimento: “La critica della politica e dei partiti, preziosa e feconda nel suo rigore, purché non priva di obiettività, senso della misura e capacità di distinguere, è degenerata in antipolitica, cioè in patologia eversiva”, necessario dunque reagire “denunciandone le faziosità, i luoghi comuni, le distorsioni e impegnandoci su scala ben più ampia non solo nelle riforme necessarie ma anche a riavvicinare i giovani alla politica”. Appello più che condivisibile ovviamente.

Come vi dicevo la mente però a volte fa degli strani scherzi e chissà come mai all’improvviso dopo diversi lustri (oddio, diciamo dopo alcuni decenni…) mi è tornata improvvisamente in mente la mia insegnate di lettere delle medie una donna di ottimi natali, sposata con un dirigente di una grande azienda e che ogni giorno lasciava il suo elegante appartamento per venire nel nostro quartiere “malfamato” ad insegnare ai figli della classe operaia dando sempre  l’impressione di sentirsi per questo una specie di Madre Teresa. Un bel giorno, ero ormai in terza media, la professoressa interrogò in geografia una mia compagna di classe che, è inutile negarlo, non era proprio una cima. L’interrogazione fu un disastro oltre ogni umana immaginazione e l’insegnante di fronte a tutta la classe fu incapace di trattenere il suo sdegno. Iniziò incolpando di tale disastro lo scarso impegno riservato allo studio da parte della ragazzina che aveva di fronte che, ormai in terza media, aveva ancora dei problemi persino nella lettura. Il suo discorso poi divenne di più ampio respiro e quindi incolpò i genitori troppo ignoranti, le case popolari in cui vivevamo, il degrado del quartiere e il sottobosco criminale che “notoriamente” lo popolava. Dimenticò però di citare una persona: la professoressa che avrebbe dovuto insegnare a quella ragazzina la geografia, la storia, la letteratura e l’uso della lingua italiana, ma che soprattutto avrebbe dovuto farle capire che lo studio non era una perdita di tempo o una gara a chi prende il voto migliore, ma un investimento sul suo futuro. Il problema era che quella persona era lei.

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