“Yes we’ll rally round the flag, boys, we’ll rally once again…”

From the song “Battle cry of freedom” by George Frederick Root – 1862

The explosive “pitchfork” movement’s protest came to his boiling point yesterday with the much anticipated  great, great demonstration in Rome: a very angry crow of…just a few thousand people (they said millions were protesting all around Italy, but only 15,000 were expected in Rome. In the end they were about 3,000).

For a week the news talked a little hysterically about this movement (my favourite: an over excited report taking about protests in Milan. Less than 100 people stopped the traffic for 5 minutes, five. WOW!!!), but in fact there’s something alarming in it.

Who repeated like a mantra that this movement is apolitical and wants to get rid of the entire political system, ended by protesting (evidently against their wish) side by side on members of the extreme-right, legitimizing this way who, against the Italian Constitution, opened all around Italy their “cultural centres” where the ideas and symbols of the past fascist regime are venerated. And all this exploiting the Tricolour flag as a shield, the guarantee that this movement really represents Italian people. All of us.

It’s easy to say that the Italian political system is responsible for this never ending crisis, but anyone is entirely innocent. For years (decades), Italian citizens gave their support to this political system voting, or even choosing not to vote, in free elections (no one, not even MrB, could personally put millions of crosses on a party’s symbol). The electoral law recently declared unconstitutional can’t be used as an alibi.

I am an Italian citizen, this crisis negatively affected my life too (though I’ve always been quite penniless and probably could face it better than those used to big cars, like one of the leaders of this protest who arrived to a demonstration in a Jaguar), but those people shouting do not represent me (not even if they wrap themselves into our flag).

“Si, ci riuniremo intorno alla bandiera, ragazzi, ci riuniremo ancora una volta…”

Dalla canzone “Battle cry of Freedom” di George Frederick Root – 1862

La settimana “infuocata” dei forconi (o del coordinamento 9 dicembre) è  giunta ieri al suo clou con l’annunciato “oceanico” presidio di Piazza del Popolo a Roma: una folla rabbiosa… di poche migliaia di persone (che pure provenivano da tutta Italia).

Per giorni si sono esaltate in maniera un po’ isterica le proteste di questo movimento (memorabile una cronaca del presidio milanese di Piazzale Loreto piena di pathos per il traffico bloccato per cinque minuti, cinque. WOW!!!), ma in effetti c’era qualcosa di cui preoccuparsi.

Chi per giorni ha ripetuto, come un mantra, che il movimento è apolitico e che si vuol fare piazza pulita della vecchia politica, ha poi fatalmente finito con lo sfilare o meglio presidiare  (del tutto involontariamente?) accanto ad esponenti della destra più estrema, legittimando in qualche modo chi negli ultimi anni alla faccia della costituzione italiana (che tutti, ma proprio tutti, dicono di voler difendere) ha aperto un po’ in tutta Italia i suoi “centri culturali” continuando a venerare i simboli e le idee dei bei tempi che furono, quando ci si dava del voi e ci si salutava con un igienico (e maschio) saluto romano. E tutti hanno manifestato facendosi scudo della bandiera tricolore, usata a garanzia dell’affermazione che questo movimento rappresenta il popolo italiano. Tutto il popolo italiano.

É davvero facile dare alla classe politica la responsabilità della situazione non proprio rosea del Paese, ma nessuno può sentirsi completamente innocente. I cittadini italiani, al netto della legge elettorale da poco dichiarata incostituzionale, per anni (decenni) hanno confermato la loro fiducia in quella classe politica partecipando (o scegliendo volontariamente di non partecipare) a libere elezioni (nessuno, nemmeno MrB, avrebbe potuto mettere di persona milioni di croci sul simbolo del suo partito).

Io sono una cittadina italiana, la crisi ha colpito anche me (forse meno di chi gira in Jaguar visto che ricca non lo sono mai stata), ma questi profeti dello sfascio non mi rappresentano (nemmeno se si avvolgono nella bandiera italiana).

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