My weekend movie: I’m No Angel (1933)

I'm  no angel 1933

I’m No Angel (Non sono un angelo) – USA 1933

Directed by: Wesley Ruggles.

Starring: Mae West; Cary Grant; Edward Arnold; Kent Taylor; Gregory Ratoff.

It’s not the men in your life that counts, it’s the life in your men…

1933 was a golden year for Mae West: two films in a row, so profitable to almost save all by themselves the nearly broken Paramount Pictures, made her one of the most popular actresses in Hollywood.

I’m No Angel – 1933 (Photo Credit: Wikipedia)

The then 40-year-old actress/singer/playwright/screenwriter and sex goddess, already known as a Vaudevillian performer and Broadway star,  loved by audiences, snubbed by critics and hyped by censorship, that grant her in 1927, after 375 (!!!!) performances of her stage comedy “Sex” , a 10-day imprisonment and even more fame (“I believe in censorship. After all, I made a fortune out of  it” she said), was arrived in town the previous year to play in Night after Night with George Raft. The small role (that she made eye-catching rewriting it and stealing everything but the cameras, as Raft said) was big enough to convince Paramount that the time was come to produce a film version of her stage success Diamond Lil’,  a comedy set in 1890′s that, after a little chisel-work (to please censorship), became She Done him Wrong, released in January 1933. A box-office smash hit calling for an immediate encore.

The same year in October was released I’m No Angel, a movie who had in common with the previous one not only a very similar story transposed into a contemporary setting (the author was obviously Mae West herself), but also the leading man, once again Cary Grant, the actor  Mae West called one of his creatures till the end of her days (to great Grant disappointment. In fact he had already played in 8 film and among them Blonde Venus with Marlene Dietrich and Madame Butterfly – he was Pinkerton – with Silvya Sidney).

Cropped screenshot of Mae West from the traile...

Mae West and Cary Grant in I’m No Angel (Photo credit: Wikipedia)

In I’m No Angel Mae West is Tira, an artist in a circus side show with a great faith in horoscopes and vast experience in men. She distracts her all-men audience dancing and singing in a flamboyant (and very revealing) femme fatale’s costume while “Slick”, the one who believes to be her man, empties their pockets. When something goes wrong and Slick is caught by police, to avoid an arrest and have enough money for a lawyer Tira accepts to become a lion tamer and perform in a show in which she will put her head into a lion’s mouth. The new show arrives in New York and Tira becomes a star also winnning the heart of wealthy and handsome Kirk Lawrence (Kent Taylor) who showers her with gold and diamonds. When Kirk dark tall and handsome cousin Jack Clayton (Cary Grant) pay her visit to ask her to leave the already engaged guy, soon found himself trapped in her  enticing web…

Cary Grant, Motion Picture Magazine, August 1938

Cary Grant in 1930′s(Photo credit: The Bees Knees Daily)

The film is even funnier than the previous, Mae West, while delivering her famous double-intenders (my favourite: “When I’m good, i’m very good, but when I’m bad…I’m better.”),  simply shines in her fancy clothes (her lion tamer’s costume with bottom bell trousers could have been worn by a Glam rock performer forty years later) and Cary Grant, who wasn’t thirty and sure wasn’t yet the coolest man ever, is her perfect straight man, decidedly handsome and decorative enough to enhance her prima donna aura.

I’m No Angel turned out to be a greater success then She done him wrong, the first box-office hit of 1933, the greatest success in Mae West career.

Once again Mae West, who was called on Variety  “as hot an issue as Hitler.” (nonetheless!), succeeded in grabbing the censorship attention. It is told that I’m no Angel (and the previous She Done him Wrong) had been one of the major causes for the Motion Picture Production Code reinforcement adopted after July,1 1934, for sure this is probably the last West’s movie who escaped from heavier censorship influence (watch the following Belle of the Nineties to see the difference).

If you’ve never watch I’m No Angel, well the time to do it has come. I swear it, you’ll love it.

A few free-associated movies you could also like (click on the title to watch a clip or the trailer):

The Circus – USA 1928 Directed by: Charles Chaplin. Starring: Charlie Chaplin; Merna Kennedy; Allan Garcia.

Blonde Venus – USA 1932 Directed by: Josef von Sternberg. Starring: Marlene Dietrich; Herbert Marshall; Cary Grant.

Freaks – USA 1932 Directed by: Tod Browning. Starring: Olga Baclanova; Harry Earles; Daisy Earles.

She Done him Wrong – USA 1933 Directed by: Lowell Sherman. Starring: Mae West; Cary Grant; Owen Moor; Gilbert Roland.

Bringing up Baby – USA 1938 Directed by: Howard Hawks. Starring: Cary Grant, Katharine Hepburn; Charles Ruggles.

Saboteur – USA 1942 Directed by: Alfred Hitchcock. Starring: Robert Cummings; Priscilla Lane; Norman Lloyd.

Ministry of Fear – USA 1944 Directed by: Fritz Lang. Starring: Ray Milland; Marjorie Reynolds; Carl Esmond; Dan Duryea.

Non sono gli uomini nella tua vita che contano, ma la vita nei tuoi uomini…

Il 1933 fu un anno d’oro per Mae West: due film usciti uno dopo l’altro e talmente lucrosi da risollevare praticamente da soli le traballanti sorti della quasi fallita Paramount Pictures, avevano fatto di lei una delle attrici più popolari di Hollywood.

Cropped screenshot of Mae West from the traile...

Mae West in I’m No Angel (Photo credit: Wikipedia)

L’allora quarantenne  attrice-cantante-drammaturga-sceneggiatrice e dea del sesso, già stella del Vaudeville e dei palchi di Broadway, amata dalle platee, snobbata dalla critica e sospinta verso il successo dall’accanimento della censura che nel 1927, dopo sole 375 repliche (!!!!) della sua commedia intitolata “Sex”,  le era costato dieci giorni di galera e le aveva assicurato un’ancor più grande fama (“Io credo nella censura. Dopo tutto, ci ho fatto una fortuna…” diceva), era arrivata in città l’anno prima per recitare in Night after Night un film con George Raft. Una piccola parte (che lei rese interessante riscrivendola a suo piacere e rubando tutto tranne le macchine da presa, come disse Raft) che le aveva dato comunque l’occasione di farsi notare e aveva convinto la Paramount (che l’aveva messa sotto contratto) a produrre una versione cinematografica della sua commedia teatrale Diamond Lil’, ambientata alla fine dell’ottocento, che opportunamente edulcorata era diventata Lady Lou (She Done him Wrong, il titolo originale) ed era uscita nelle sale nel gennaio del 1933. Un’enorme successo di botteghino che andava immediatamente replicato.

Nell’ottobre dello stesso anno uscì infatti Non sono un angelo (I’m no angel), che in comune col film precende aveva una storia molto simile  ma di ambientazione contemporanea (di cui Mae West era ovviamente l’autrice) e il principale interprete maschile, che ancora una volta era  Cary Grant, l’attore che fino alla fine dei suoi giorni la West si vantò di aver scoperto (con grande disappunto di Grant che aveva già recitato in 8 film, tra cui Venere Bionda con Marlene Dietrich e Madama Butterfly -nel ruolo di Pinkerton – con Silvya Sidney).

Randolph Scott and Cary Grant "Bachelor H...

Randolph Scott and Cary Grant “Bachelor Hall” photo (Photo credit: Wikipedia)

In Non sono un angelo Mae West è Tira artista di circo con una gran fede negli oroscopi e una solida esperienza con gli uomini che distrae il suo pubblico, tutto maschile, cantando e danzando in un vistoso (ed assai rivelatore) costume da femme fatale mentre “Slick”, il ladro di polli che si crede il suo uomo, gli svuota le tasche. Ma qualcosa va storto e Slick viene catturato dalla polizia e così, per evitare la galera e permettersi un avvocato, Tira è costretta ad accettare di diventare una domatrice di leoni e ad esibirsi infilando la testa nella bocca di uno degli animali. Il nuovo spettacolo arriva a New York e Tira diventa immediatamente una star conquistando il cuore del ricco e prestante Kirk Lawrence (Kent Taylor) che la ricopre letteralmente d’oro e diamanti. Quando il cugino di Kirk, il (manco a dirlo) bello alto e bruno Jack Clayton (Cary Grant) va a trovarla per chiederle di lasciare l’uomo, che è già fidanzato, finisce a sua volta intrappolato nella sua seducente ragnatela….

English: News photo of Mae West, likely candid...

Mae West (Photo credit: Wikipedia)

Il film è persino più divertente del precedente, Mae West, mentre  snocciola i suoi famosi doppi sensi (il migliore: “Quando sono buona sono molto buona. Ma quando sono cattiva…sono meglio”), brilla nei suoi sgargianti costumi (quello da domatrice di leoni con pantaloni a zampa l’avrebbe potuto tranquillamente indossare un musicista glam-rock quarant’anni dopo) e Cary Grant, non ancora trentenne e non ancora modello di fascino senza tempo, è una perfetta spalla, decisamente bello e decorativo quanto basta per mettere ancor più in risalto la prima donna.

Non sono un angelo riuscì ad incassare persino di più di Lady Lou, fu di fatto il film col maggiore incasso del 1933, e può essere considerato il maggior successo nella carriera dell’attrice.

Ancora una volta Mae West, che nella recensione del film apparsa su Variety era stata definita “un tema caldo quanto Hitler” (nientemeno!), riuscì ad attirare l’attenzione della censura. Si dice che  Non sono un angelo (assieme al precedente Lady Lou) sia stato una delle maggiori cause dell’inasprimento del Codice Hayes del 1934, quello che è certo, è che probabilmente questo è stato l’ultimo film della West a non essere eccessivamente intaccato dalla censura (basta guardare il successivo Belle of the Nineties per rendersi conto della differenza).

Se non avete mai visto Non sono un Angelo è decisamente venuto il momento per farlo (niente paura lo trovate QUI). Vi giuro che vi divertirete un sacco.

Alcuni film liberamente-associati che potrebbero piacervi(clicate i titoli per vedere una scena o il trailer):

Il Circo – USA 1928 Diretto da: Charles Chaplin. Con: Charlie Chaplin; Merna Kennedy; Allan Garcia.

Venere Bionda – USA 1932 Diretto da: Josef von Sternberg. Con: Marlene Dietrich; Herbert Marshall; Cary Grant.

Freaks – USA 1932 Diretto da: Tod Browning. Con: Olga Baclanova; Harry Earles; Daisy Earles.

Lady Lou – USA 1933 Diretto da: Lowell Sherman. Con: Mae West; Cary Grant; Owen Moor; Gilbert Roland.

Susanna – USA 1938 Diretto da: Howard Hawks. Con: Cary Grant, Katharine Hepburn; Charles Ruggles.

Sabotatori – USA 1942 Diretto da: Alfred Hitchcock. Con: Robert Cummings; Priscilla Lane; Norman Lloyd.

Il Prigioniero del Terrore – USA 1944 Diretto da: Fritz Lang. Con: Ray Milland; Marjorie Reynolds; Carl Esmond; Dan Duryea.

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Take it or leave it

“And I take it you prefer the take it or leave it style of negotiation?”

Dr. King Schultz

From: Django Unchained – 2012

Electrolux, the Swedish multinational (the world’s second-largest household appliance maker), proposed to the people working in its Italian plants a drastic cut in salaries not to lose their jobs (it seems that one of its four Italian plants will be closed anyway). Italian wages are too high, says the multinational that would be pleased if they will be more similar to those paid to the workers of Eastern Europe Countries (alas, the cost of living ain’t the same…) where apparently Electrolux threaten to take its production if the Italian workers will not accept its condition. Within a few days we will see if the Italian politics will be able to intervene decisively (possibly in worker’s interest…).

Certainly, those take it or leave it negotiations give some reason to suspect that, with raising unemployment and the consequent impoverishment for an increasing number of people (while the few already rich are becoming even more rich), the never-ending crisis is so convenient to make hard to imagine it will end soon.

“E ritengo voi preferiate il prendere o lasciare come stile di trattativa?”

Dr. King Schultz

From: Django Unchained – 2012

La svedese Electrolux ha proposto ai lavoratori dei suoi stabilimenti italiani un drastico taglio degli stipendi in cambio del mantenimento dei posti di lavoro (una delle quattro sedi dovrebbe comunque chiudere). Gli stipendi italiani sarebbero troppo alti e la multinazionale gradirebbe diventassero più simili a quelli dell’Europa dell’est (peccato che qui la vita sia un po’ più cara…) dove pare minacci di spostare gli stabilimenti in caso di mancato accordo. Nei prossimi giorni si vedrà se la politica Italiana sarà capace di intervenire in modo decisivo nella vicenda (possibilmente in favore dei lavori…).

Quel che è certo, è che queste trattative in stile “prendere o lasciare” fanno sorgere il sospetto che la crisi senza fine che stiamo vivendo, con  disoccupazione galoppante e conseguente impoverimento della gran parte della popolazione (e cospicuo arricchimento dei pochi più ricchi), sia un affare troppo conveniente per finire in fretta.

Related articles/articoli correlati:

Il piano Electrolux per l’Italia: “Salari dimezzati agli operai” (repubblica.it)

Electrolux, scioperi contro il “piano Polonia”. Convocato un tavolo a Roma con il governo (repubblica.it)

My weekend movie: Kapò (1960)

Kapò1960

Kapò – ITA/FRA/YU 1960

Directed by: Gillo Pontecorvo

Starring: Susan Strasberg; Didi Perego; Emmanuelle Riva; Gianni Garko; Laurent Terzieff.

Remember not to forget.

January, 27 is the International Holocaust Remembrance Day.  As established with a UN resolution in 2005, the anniversary of the Auschwitz concentration camp’s liberation by the Soviet Red Army on its way to Berlin (1945) has become a  memorial day to celebrate the victims of Holocaust: Jews, Gipsies, homosexuals, disabled people, political prisoners and also common criminals, coming from the Third Reich and German-occupied territories, all killed in the widest and more brutal programme of systematic state-sponsored murder ever conceived.

Kapò

Kapò (Photo credit: Wikipedia)

Not to forget that this came about, I want to suggest you this week to watch Kapò a 1960 film directed by Gillo Pontecorvo.

Conceived by Pontecorvo and co-writer Franco Solinas after reading Primo Levi’s  Se questo è un uomo (If this is a man), the autobiographical book describing the author’s experience as a prisoner in Auschwitz, Kapò is the (fictitious) story of a young jewish French girl, the fourteen-year-old Edith, who, arrested with her parents in a Nazi round-up in Paris, is catapulted from her ordinary life to the brutality of a Nazi concetration camp in eastern Europe; in a crescendo of misery and horror she will be turned from victim into a collaborator, to end reaching the rank of Kapò.

In a Nazi concentration camp a Kapò was a prisoner (male or female) who supervised other prisoner’s work, his/her status granted a better treatment and extra-food. Every barrack or block in a camp had one, so that a fewer number of SS were needed to control them. Many Kapòs were “recruited” among common criminals and brutality against other prisoners was encouraged and zealously practised (not to lose privileges and to avoid to return among other prisoners who saw them like enemies). This way, turning a victim against other victims, Nazis could crush any residual resistance (moral or physical) and isolate prisoners one from the other. Nobody could know for certain if a fellow prisoner could become a brutal criminal too.

The movie, telling the (fictitious) story of Edith, talk about the systematic prisoners annihilation practised in Nazi concentration camps.

Auschwitz concentration camp, arrival of Hunga...

Auschwitz concentration camp, arrival of Hungarian Jews, Summer 1944 (Photo credit: Wikipedia)

First stage: loss of identity. Just arrived in a sorting camp, Edith and her parents are separated. Trying to find an impossible way to escape, the girl is helped by another prisoner and by a doctor (also a prisoner) and, to survive, accepts to take the place of a captive who has just died, a thief called Nicole. From now on she’ll use her name and ID number. Disguised as a non-jewish, the doctor explains, she will be treated in a better way.

Second stage: fear and loss of dignity. Edith/Nicole, after watching her parents marching to the gas chamber, is sent to a work camp. She seems unable to cope with her new (almost)life and often weeps. Then, she passes from solidarity with other prisoners to food stealing and she refuse to wash herself because she finds this activity simply pointless.

Third stage: survival instinct and detachment from other prisoners. When Edith/Nicole, because of her hands covered with sores, risks not to pass her first “selection” (a periodical “check-up” to decide who could be a slave again and who was ready to be gassed), she discovers her strong survival instinct. When the doctor asks her (in German) to show her hands, she opens instead her uniform showing her bosom. Passed the selection and back to her barrack she cries to her fellow prisoners “…I cheat you all, I cheat you all!”.

"Selection" of Jews from Hungary at ...

“Selection” of Jews from Hungary at Auschwitz-Birkenau in May/June 1944. To be sent to the left meant slave labor; to the right, the gas chamber. “The Auschwitz Album”, Yad Vashem. (Photo credit: Wikipedia)

Fourth stage: acceptance and adaptation. Removed her previous identity, Nicole accepts to be a prostitute for the SS guards to have extra-food. Then, when thanks to her common criminal status she receive the proposition to become a Kapò, she accepts. She becomes a cruel guardian and is always ready to brutalize or menace other prisoners. The only thing that counts is to survive, no matter who will pay for it.

Before the end of the film, anyway, Nicole seems to regain her soul (she is still just a girl, now she’s about 16). When a few Russian soldier are taken prisoners she falls in love with one of them, Sascha (Laurent Terzieff), and help him to organize a mass-escape, but infortunately, for Nicole/Edith it’s to late…

This last part of the  movie is the more controversial (Pontecorvo was against the idea of a love story between Nicole and Sascha and for that reason he had a bitter quarrel with Solinas and the film seriously risked not to be made), but you must consider that  this movie ain’t a documentary, like any other movie it suggests a point of view and can be a starting point to arouse your interest over the events told.

And when a film succeed in that, it means you ain’t lost your time watching it.

(the film is available on DVD and online, if you can speak Italian or read Spanish subtitles you can also try … http://www.youtube.com/watch?v=ab2lHQ84fx0).

A few related movies you can also watch (a click on the titleto watch a clip or the trailer):

The garden of the Finzi-Continis – ITA 1970 Directed by: Vittorio De Sica. Starring: Lino Capolicchio; Dominique Sanda; Helmut Berger; Fabio Testi; Romolo Valli.

Sophie’s Choice – USA 1982 Directed by: Alan J. Pakula. Starring: Meryl Streep; Kevin Kline; Peter MacNicol.

Music Box – USA 1989 Directed by: Costa-Gavras. Starring: Jessica Lange; Armin Mueller-Stahl; Frederic Forrest.

Schindler’s List – USA 1993 Directed by: Steven Spielberg. Starring: Liam Neeson; Ralph Fiennes; Ben Kingsley; Embeth Davidtz.

The Truce – USA 1997 Directed by: Francesco Rosi. Starring: John Turturro; Massimo Ghini; Rade Serbedzija; Claudio Bisio.

The reader – USA 2008 Directed by: Stephen Daldry. Starring: Kate Winslet; Ralph Fiennes; David Kross; Lena Olin. pellicola

Ricoratevi di non dimenticare.

Il 27 gennaio, è  il Giorno della Memoria. Come stabilito con una risoluzione dell’ONU del 2005, nell’anniversario della liberazione del Campo di Concentramento di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa in marcia verso la conquista di Berlino (era il 1945) si celebra il ricordo delle vittime dell’Olocausto: Ebrei, Zingari, omosessuali, disabili fisici e mentali, prigionieri politici e anche criminali comuni provenienti dal Terzo Reich e dai territori occupati dalla Germania Nazista, tutti vittime di quello che è stato il più ampio ed efferato programma di sistematiche uccisioni di massa che mai sia stato concepito da uno Stato.

Susan Strasberg and Laurent Terzieff in Kapò (Potho Credit: Wikipedia)

Per non dimenticare che questo è stato, vi suggerisco questa settimana la visione di Kapò, il film del 1960 diretto da Gillo Pontecorvo.

Concepito dallo stesso Pontecorvo e dal co-sceneggiatore Franco Solinas dopo aver letto Se questo è un uomo, il libro autobiografico di Primo Levi nel quale lo scrittore descrive le sue esperienze di internato ad Auschwitz, Kapò è la storia (non reale) di una giovanissima ragazza ebrea francese, la quattordicenne Edith (Susan Strasberg), che catturata a Parigi assieme ai genitori nel corso di un rastrellamento nazista passa in poco tempo dalla normalità delle lezioni di piano alla brutalità di un campo di concentramento nell’Europa dell’est, in un crescendo di orrori e miseria che la porteranno a diventare da vittima a complice dei suoi aguzzini fino ad assumere l’incarico di Kapò.

A kapo leader at Salaspils concentration camp with a Lagerpolizist (camp police) armband. (Photo credit: Wikipedia).

Nei campi di concentramento nazisti un Kapò era un prigioniero o una prigioniera che supervisionava il lavoro di altri prigionieri, il suo status garantiva un migliore trattamento e delle razioni di cibo extra. Ogni baracca o blocco ne aveva uno, questo permetteva di gestire i campi utilizzando un numero inferiore di SS. Nella maggior parte dei casi, i Kapò venivano “reclutati” tra i criminali comuni e la brutalità nei confronti degli altri prigionieri era incoraggiata e praticata con zelo (anche per il timore di perdere i privilegi e tornare tra compagni di prigionia che ormai erano dei nemici). In questo modo, usando vittime contro vittime i nazisti piegavano nei prigionieri ogni residua resistenza (fisica e morale) isolandoli gli uni dagli altri. Nessuno poteva avere la certezza assoluta che prima o poi un compagno non si trasformasse in un aguzzino.

Il film, raccontando la storia (ripeto, non vera) di Edith, presenta in modo quasi esemplare l’annientamento sistematico degli esseri umani che veniva praticato nei campi.

Prima fase: perdita dell’identità. Appena arrivata nel campo di smistamento Edith viene subito separata dai genitori. Cercando un’impossibile via di fuga viene soccorsa da un’altra detenuta e da un medico (anche lui è un prigioniero) e, pur di sopravvivere, accetta di utilizzare lo stratagemma di farsi passare per una detenuta comune appena morta, una ladra di nome Nicole di cui adotterà nome e numero di identificazione (nei campi questo rappresentava la nuova non-identità dei prigionieri). Come non-ebrea, le viene detto, godrà di un trattamento migliore.

Seconda fase: paura e perdita della dignità. Edith/Nicole dopo aver assistito impotente alla marcia dei genitori verso la camera a gas, viene trasferita in un campo di lavoro. Sembra incapace di adattarsi alla nuova vita e piange spesso, poi passa dalla solidarietà nei confronti delle compagne ai furti di cibo e alla fine rinuncia persino a lavarsi, le sembra che ormai non abbia più importanza.

Entrance to Auschwitz-Birkenau, 1945 (Photo credit: Wikipedia)

Terza fase: prevalere dell’istinto di sopravvivenza e scollamento dal gruppo. Quando rischia di non passare, a causa delle mani piagate, la prima selezione (una di quelle visite periodiche che stabilivano chi poteva ancora essere sfruttato come schiavo e chi invece, ormai troppo debilitato, fosse solo carne da camera a gas), Edith/Nicole scopre di possedere un forte istinto di sopravvivenza. Alla richiesta (gridata in tedesco come tutti gli ordini, non importava rivolti a chi ne tantomeno se fossero in grado di comprenderli) di mostrare le mani si apre invece la divisa mostrando il seno. Passa la visita e tornata nella sua baracca, quando si rende conto di essere salva (almeno per il momento) grida rivolta alle compagne “…vi ho fregate tutte, vi ho fregate!”.

Quarta fase: accettazione della realtà così com’è e adattamento. Sepolta la sua vera identità, Nicole accetta di prostituirsi con i suoi aguzzini per avere razioni di cibo extra e poi quando, in virtù del suo status di detenuta comune le viene offerto di diventare una kapò  accetta senza problemi di trasformarsi a sua volta  in un’aguzzina sempre pronta a maltrattare le sue compagne di detenzione. Conta solo sopravvivere, non importa come e a spese di chi.

Nel finale del film si assiste anche a un quasi risveglio della coscienza di Nicole (che va detto è ancora una ragazzina è alla fine della storia ha solo 16 anni). Quando al campo arrivano dei prigionieri russi, lei si innamora di Sascha (Laurent Terzieff) e con lui collabora all’organizzazione di un tentativo di fuga di massa, ma purtroppo per lei sarà troppo tardi…

Quest’ultima parte, il tentativo di riscattare la figura della giovane vittima-aguzzina è la più controversa del film (Pontecorvo non avrebbe voluto introdurre la storia d’amore tra i prigionieri e pare litigò per questo con Solinas mettendo a rischio la produzione), ma va ricordato che questo non è un documentario e non va guardato come se lo fosse, andrebbe considerato piuttosto un punto di partenza capace di accendere la curiosità e spingere lo spettatore ad approfondire la conoscenza di quegli eventi.

E se un film riesce in questo intento, guardarlo non è una perdita di tempo.

(Se non avete mai visto il film —  http://www.youtube.com/watch?v=ab2lHQ84fx0)

Alcuni film collegati che potreste vedere (un click sul titolo per vedere un clip o il trailer):

Il giardino dei Finzi-Contini – ITA 1970 Directed by: Vittorio De Sica. Starring: Lino Capolicchio; Dominique Sanda; Helmut Berger; Fabio Testi; Romolo Valli.

La scelta di Sophie – USA 1982 Directed by: Alan J. Pakula. Starring: Meryl Streep; Kevin Kline; Peter MacNicol.

Music Box – USA 1989 Directed by: Costa-Gavras. Starring: Jessica Lange; Armin Mueller-Stahl; Frederic Forrest.

Schindler’s List – USA 1993 Directed by: Steven Spielberg. Starring: Liam Neeson; Ralph Fiennes; Ben Kingsley; Embeth Davidtz.

La Tregua – USA 1997 Directed by: Francesco Rosi. Starring: John Turturro; Massimo Ghini; Rade Serbedzija; Claudio Bisio.

The reader-A voce alta – USA 2008 Directed by: Stephen Daldry. Starring: Kate Winslet; Ralph Fiennes; David Kross; Lena Olin.

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IT’S ALIVE!!!!!!!!!!

“Look! It’s moving. It’s alive. It’s alive…

It’s alive, it’s moving, it’s alive,

it’s alive, it’s alive, it’s alive,

IT’S ALIVE!”

Henry Frankenstein

From: Frankenstein – 1931

Matteo Renzi, the young new PD’s leader (PD, Democratic Party is the biggest Left party in Italy) rejects all the criticisms rained down on him after his meeting with MrB(erlusconi) that took place last Saturday producing (apparently) a draft of the coming new electoral law, and says that he will answer today just after 16 pm… What? To take a man who has been sentenced for tax fraud, expelled for Senate, ready for a ban on taking public office (not to mention other judiciary troubles…) and allow him to be once more at the centre of  the political stage, reinvigorating his reputation as a sort of  Father of the Nation, it’s something that needs no explanations: miracles shouldn’t be justified.

Well, maybe, the only thing to do is try and understand that also miracles can produce side effects: for instance, it’s a couple of days that I feel dizzy and nauseated…

“Guardate! Si muove. È vivo. È vivo…

È vivo, si muove, è vivo, è vivo,

è vivo, è vivo,

È VIVO!”

Henry Frankenstein

Da: Frankenstein – 1931

Matteo Renzi, a chi lo critica per l’incontro di sabato con MrB e per l’accordo che quell’incontro avrebbe generato sulla riforma del sistema elettorale, dice che risponderà alle critiche questo pomeriggio dopo le 16… Ma come? Prendere un uomo condannato in via definitiva dalla giustizia italiana (per frode fiscale), espulso dal parlamento e prossimo all’interdizione dai pubblici uffici e riportarlo al centro della scena politica rilegittimandolo e ridando vigore alla sua immagine di padre della patria è un atto che non va spiegato, i miracoli non hanno bisogno di giustificazioni.

Ecco, magari bisogna solo cercare di accettare il fatto che anche i miracoli producono effetti collaterali: io, ad esempio, sono un paio di giorni che provo un certo senso di nausea.

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Legge elettorale, arriva il doppio turno anti-larghe intese (repubblica.it)

My weekend movie: IT (1927)

IT1927

IT (Cosetta)* – USA 1927

Directed by: Clarence G. Badger.

Starring: Clara Bow; Antonio Moreno; William Austin; Priscilla Bonner; Elinor Glyn.

Do you have the IT factor?

It’s something that makes you shine in a crowd, it’s “that quality possessed by some which draws all others with its magnetic force. With ‘IT’ you win all men if you are a woman and all women if you are a man…”.

It (1927)

It (1927) (Photo credit: Wikipedia)

Or at list that’s what we can learn watching IT, the 1927 silent film starring Clara Bow… and Elinor Glyn, the British writer, pioneer in risqué romantic literature, who in 1926 wrote for Cosmopolitan the novella on which the picture is slightly based, appearing as herself in a cameo explains to the protagonists (and to those people watching her in the dark) that this miraculous quality is “self-confidence and indifference as to whether you’re pleasing or not … and something in you that gives the impression that you’re not all cold…”, which means more or less some sort of magical power unwittingly possessed by a handful of lucky humans…

At first the British writer meant the supernatural IT-factor as a typical masculine quality, and in fact the protagonist of the magazine’s story was a man while IT was “the peculiar fascination possessed by men (…) animal magnetism (…) purely virile quality”, but all changed when the novella, like many other previous Glyn’s works, became a film and the protagonist was changed into a girl, and what’s more a girl very different from typical Glyn’s heroines (apparently, sorts of temptresses sharing the author’s passion for tiger skins…).

English: Scanned and cropped publicity shot fr...

Clara Bow in 1927 (Photo credit: Wikipedia)

The film is in fact all about a young woman, Betty Lou (Clara Bow), a shop girl working in the biggest department store in town, who falls in love at first sight with her young boss, Cyrus Waltham Jr (“Sweet Santa Claus, give me Him!”  she says, a bit to much exited, the first time she sees the man played by Spanish-born actor Antonio Moreno). The girl uses her natural charm to win his heart and defeat the blonde, beautiful and much more refined socialite he’s dating, but first she has to convince (silly) Cyrus’ friend Monty to invite her at the Ritz for a dinner so that they could be properly introduced; improvises an evening gown for the occasion; convinces the man she loves that hot dogs and fairground attractions are the most delightful way to spend an evening; save her rival from sure Death using her superior athletic qualities and, in the meanwhile, proving that she ain’t selfish at all, risks her own reputation pretending to be the mother of the little children of her ( obviously ill) room mate and friend only to save him from the pious hands of two meddling welfare ladies… Wow, what a girl!

All that remained of Ms Glyn’s work  where the Cosmopolitan pages read by Monty in a scene and the already mentioned cameo… but obviously Paramount Pictures, who bought the rights of the story for 50,000$, and producer B.P. Schulberg were not interested in promoting the British writer’s theories on seduction but in selling instead Clara Bow as the “IT Girl”: the hottest jazz baby in films had to be celebrated as the perfect roaring twenties’ heroine. And in fact she was.

English: Press photo of Robert and Clara Bow, ...

Clara Bow and her father Robert , June 1931 (Photo credit: Wikipedia)

Clara Bow, who was born and raised in misery and despair (and this was not a movie) in Brooklyn, New York, with a mother mentally disturbed (who also tried to kill her) and an alcoholic father (she will support him all his life), had the chance to became an actress after winning a photographic contest in 1921, aged 16 (but more likely  14), and by 1928 had became first box-office draw, a good investment for all producers. She was a sensation, the perfect embodiment of a flapper, one of  those girls who had revolutionized society shortening their skirts and hair ( almos subversive acts if you think that practically for the first time after centuries, women  went around showing in public a conspicuous portion of their legs, not to mention that long hair had been for ages identified with beauty), girls who used to wear too much make up, drank alcohol in public and in quantity, smoked, drove cars, made sports and had a quite casual sexual life… (You want discover how flapper girls looked like – and in full colours! – clicking this link to watch a short video: http://www.youtube.com/watch?v=nj1zjakXvQY&list=PLhOmb1021ywpaiqfcibHaC2dBjZ60cHj6)

Unfortunately Bow’s IT quality, her being the incarnation of her times’ spirit, was also her ruin… Got into debt because of her passion for gambling, involved in true or (more often) false sex scandals, transformed into a perfect target for gossip columns and religious associations considering Hollywood just like the Sodom and Gomorrah’s western branch, and uncomfortable with the new sound pictures (she didn’t love them and found difficult to deal with the new medium) she slipped into depression (“Crisis-a-day-Clara” B.P. Schulberg began to call her) and Paramount released her from her contract. In 1931 Clara married actor Rex Bell and retired, only to come back for a final film two year later.  Before turning thirty the career of this big star, symbol of an era ended with the Wall Street Crash of 1929 and the beginning of the Great Depression, was over…

To possess the IT factor is a rare quality for sure, but unfortunately its hypnotic aura doesn’t last long.

(*if you’ve never seen this movie, try  with a click on the title on top of this article)

 A few more free-associated movies you could also like (click on the title to watch a clip or the trailer):

Tagebuch einer Verlorenen (Diary of a lost girl) – GER 1929 Directed by: G.W. Pabst. Staring: Louise Brooks; André Roanne; Fritz Rasp; Arnold Korff.

She married her boss – USA 1935 Directed by: Gregory La Cava. Starring: Claudette Colbert; Melvyn Douglas; Edith Fellows; Jean Dixon.

A Star is Born – USA 1937 Directed by: William A. Wellman. Starring: Janet Gainor; Frederic March; Lionel Stander; Adolphe Menjou.

Sabrina – USA 1954 Directed by: Billy Wilder. Starring: Audrey Hepburn; Humphrey Bogart; William Holden.

The Thrill of It All – USA 1963 Directed by: Norman Jewison. Starring: Doris Day; James Garner, Arlene Francis.

Pretty Woman – USA 1990 Directed by: Garry Marshall. Starring: Julia Roberts; Richard Gere; Laura San Giacomo.

 pellicola

Ce l’avete l’IT factor?

È un qualcosa che vi fa risplendere nel bel mezzo di una folla,  è “quella qualità posseduta da poche persone capaci di attirare verso di sè gli altri con una specie di forza d’attrazione magnetica. Con il fattore IT conquistate qualsiasi uomo se siete una donna e qualsiasi donna se siete un uomo…”.

English novelist and scriptwriter Elinor Glyn ...

English novelist and scriptwriter Elinor Glyn (1864-1943) (Photo credit: Wikipedia)

O almeno questo è quello che potete imparare sull’argomento guardando IT (Cosetta è il titolo italiano), il film muto del 1927 che ha per protagonista Clara Bow… e altro ancora vi rivelerà direttamente Elinor Glyn, la scrittrice inglese pioniera della letteratura rosa piccante, autrice del racconto apparso sulla rivista Cosmopolitan nel 1926 di cui il film è un liberissimo adattamento, comparendo sullo schermo nei panni di se stessa per spiegare ai protagonisti che questa miracolosa qualità è “fiducia in se stessi e indifferenza al fatto di piacere o meno… e qualcosa in te che da l’impressione che non sei distaccato…”, insomma IT è una specie di potere magico inconsapevolmente posseduto da una manciata di fortunati umani…

In origine la scrittrice considerava il soprannaturale fattore IT come una qualità tipicamente maschile, protagonista del racconto era infatti un uomo e IT era “un particolare tipo di fascino posseduto dagli uomini (…) magnetismo animale (…) qualità squisitamente virile”, ma tutto cambiò quando, come era già accaduto a molti dei successi letterari della Glyn, IT diventò un film e la protagonista della storia diventò una ragazza, per di più molto diversa dalle sue tipiche eroine (a quanto pare seduttrici che con lei condividevano la passione per le pelli di povere tigri usate a mo’ di tappeto).

Clara Bow.

Clara Bow in IT. (Photo credit: carbonated)

Il film gira attorno a Betty Lou (Clara Bow), giovane commessa nel più grande Grande Magazzino della città, che si innamora al primo sguardo del suo capo, Cyrus Waltham (“Caro Babbo Natale, regalami Lui” è la scomposta reazione alla vista dell’uomo interpretato dall’attore di origine spagnola Antonio Moreno). La ragazza usa esclusivamente il suo naturale charme per conquistarlo a spese di una bionda, bella e ben  più raffinata ereditiera, ma prima deve convincere Monty (l’amico meno intelligente di Cyrus interpretato da William Austin) ad invitarla a cena al Ritz per poter essere presentata con tutti i crismi, improvvisare un abito da sera per l’occasione, convincere l’uomo che ama che non c’è niente di meglio che hot dog e Luna Park per una seratina romantica, salvare la rivale da sicuro annegamento sfruttando le sue superiori doti atletiche e nel frattempo provare la sua assoluta generosità e rischiare di compromettere per sempre la sua reputazione fingendosi la madre del figlio della sua migliore amica e coinquilina (che ovviamente è malata) nel tentativo (riuscito) di sottrarre il piccolo alle pie manine di un paio di assistenti sociali fin troppo sollecite… Wow, che ragazza!

Tutto quello che restava dell’opera della Glyn erano le pagine di Cosmopolitan lette in una scena da Monty e il cameo  già citato… ma ovviamente l’intento della Paramount Pictures, che aveva acquistato i diritti sulla storia per 50000 dollari e del produttore B.P. Schulberg, non era quello di reclamizzare le teorie sulla seduzione della scrittrice inglese, quanto piuttosto di vendere Clara Bow come la “IT Girl”: la più sexy jazz baby del cinema andava celebrata come perfetta eroina dei ruggenti anni ’20. E di fatto lo era.

Clara Bow. Publicity photo for film "Down...

Avery young Clara Bow in a . publicity photo for film “Down to the Sea in Ships” – 1922 (Photo credit: Wikipedia)

Clara Bow, che era nata e cresciuta in mezzo alla più cupa miseria (e questo non era un film) a Brooklyn, New York, con una madre malata di mente (aveva persino cercato di ucciderla) e un padre alcolizzato (che manterrà per tutta la vita), aveva colto al volo l’occasione per diventare un’attrice dopo aver vinto un concorso fotografico nel 1921 a 16 anni (ma forse ne aveva addirittura solo 14) e nel 1928 era già diventata la prima attrazione per il botteghino, un investimento sicuro per ogni produttore cinematografico. Era davvero sensazionale, l’incarnazione della cosiddetta flapper, una di quelle ragazze che avevano rivoluzionato il costume accorciando le gonne e i capelli (atti quasi sovversivi se si pensa che per la prima volta dopo secoli e secoli delle donne mostravano in pubblico una cospicua porzione delle loro gambe, senza contare che i capelli lunghi erano considerati da sempre un simbolo della bellezza femminile), ragazze che si truccavano troppo, bevevano alcol in pubblico e in quantità, fumavano, guidavano la macchina, facevano sport e avevano una vita sessuale piuttosto libera (se volete vedere un breve filmato che mostra qual’era l’aspetto di queste ragazze – a colori! – potete cliccare sul link che segue:  http://www.youtube.com/watch?v=nj1zjakXvQY&list=PLhOmb1021ywpaiqfcibHaC2dBjZ60cHj6).

Publicity photo of Clara Bow for Argentinean M...

Clara Bow (Photo credit: Wikipedia)

Purtroppo proprio questa capacità di incarnare alla perfezione la sua epoca portò la Bow alla rovina (o quantomeno ad un prematuro declino)… Indebitata per il vizio del gioco, coinvolta in scandali veri o presunti, diventata un perfetto bersaglio per i tabloid e per le associazioni religiose che consideravano Hollywood la succursale sulla costa occidentale di Sodoma e Gomorra, e travolta dalla novità del sonoro (che non amava e al quale non riusciva ad adattarsi) scivolò nella  depressione (“Clara-una crisi al giorno” prese a chiamarla il produttore B.P.Schulberg) e Paramount  non le rinnovò il contratto. Nel 1931 si sposò con il collega Rex Bell e si ritirò dalle scene, per tornare con un ultimo fim due anni più tardi. Prima che potesse compiere trent’anni Clara Bow, simbolo di un’epoca tramontata con il Crollo di Wall Street del ’29 e l’inizio della Grande Depressione, era ormai un’attrice finita..

Possedere l’IT factor è sicuramente una dote rara, peccato che la magica aura che produce non duri a lungo.

(*se non avete mai visto questo film, provate a cliccarne il titolo in cima all’articolo)

Alcuni film liberamente associati che potrebbero piacervi (cliccate il titolo per vedere una scena o il trailer):

Tagebuch einer Verlorenen (Diario di una donna perduta) – GER 1929 Diretto da: G.W. Pabst. Staring: Louise Brooks; André Roanne; Fritz Rasp; Arnold Korff.

Voglio essere amata – USA 1935 Diretto da: Gregory La Cava. Con: Claudette Colbert; Melvyn Douglas; Edith Fellows; Jean Dixon.

È Nata una Stella – USA 1937 Diretto da: William A. Wellman. Con: Janet Gainor; Frederic March; Lionel Stander; Adolphe Menjou.

Sabrina – USA 1954 Diretto da: Billy Wilder. Con: Audrey Hepburn; Humphrey Bogart; William Holden.

Quel certo non so che – USA 1963 Diretto da: Norman Jewison. Con: Doris Day; James Garner, Arlene Francis.

Pretty Woman – USA 1990 Diretto da: Garry Marshall. Con: Julia Roberts; Richard Gere; Laura San Giacomo.

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Green Clara at last…

GreenClara and the Needlesf

So, in the end, Green Clara is ready to be shown (which means I finally had time to take some picture, in fact it has been ready for a while and has already made its début in real life).

(click to enlarge)

(click to enlarge)

My last creation, a green woollen sweater, is inspired to 1920′s fashion and therefore named after the “hottest jazz baby in film”, the very IT girl: Clara Bow.
OK… I know the sweater ain’t very hot, but at least is very 1920ish with its straight and sporty line brightened up by the asymmetric neckline. I used a fine green fine pure wool yarn and 2,5mm and 3mm (almost)straight needles to knit it.
Here are a few pictures. In fact the most difficult task in making Green Clara was try and take them, so please forgive him if they are far from being perfect (if you only  knew my camera…). Hope you like it.
A page for this new sweater will be ready soon, in the meanwhile I’m unravelling something old that soon will become something new…

E così alla fine Green Clara può fare il suo debutto (cioè finalmente l’ho fotografato, nella vita reale visto che l’ho finito da un po’ ha già debuttato con successo). La mia più recente creazione, un maglione in lana verde, è ispirata alla moda degli anni ’20 del secolo scorso e per questo è dedicato a colei che era definita “the hottest jazz baby in films” , l’ autentica IT girl: Clara Bow.
OK… mi rendo perfettamente conto del fatto che questo maglione non è particolarmente sexy ed eccitante, ma almeno, con la sua linea dritta e sportiva ravvivata dallo scollo asimmetrico, ricorda parecchio lo stile della moda anni ’20. Per realizzarlo ho usato del filato fine di pura lana vergine e ferri (quasi) dritti da 2,5mm e 3mm.
Qui potete vedere alcune foto, riuscire a farne è stata la parte più difficile riguardo alla realizzazione di Green Clara, quindi siate clementi nel giudizio anche se sono tutt’altro che perfette (se solo vedeste la mia macchina fotografica…). Spero vi piacciano.
Una pagina per darvi maggiori ragguagli sarà pronta a breve, nel frattempo sto disfando qualcosa di vecchio per trasformarlo in qualcosa di nuovo…

GCsidef

GCSf

Green Clara neck

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The Dark Side

“…but beware of the dark side…”

Yoda

From: Star Wars – The Empire Strikes Back -1980

Lega Nord (Northern League), the far right separatist party who’s about to announce an alliance in next European election with French right party Font National, launched yesterday a campaign against the Minister of integration Ms Cécile Kyenge (first Italian black cabinet minister): every day its newspaper La Padania (that along with the Giro di Padania, a cycling race, and the – completely innocent – Grana Padano cheese must be the evidence that the mythical land of Padania really exists…) will publish her daily itinerary (probably to make things easier for hecklers, the minister has already been insulted in different occasions by eminent Lega’s members). The new Lega’s leader, Mr Matteo Salvini, had also the cheek to accuse of fascism all those who react to this initiative, saying that they are trying to undermine his party’s freedom of speech (an issue always mentioned by all the fundamentalists and extremists all around the world).

Previous to this campaign (that undoubtedly is useful to conceal the recent annulment in extremis  of Lega’s member Mr Roberto Cota’s election as President of  the Piedmont Region), during winter holidays, the former leader of Lega Nord, former Interior Minister (in last Berlusconi’s cabinet) and (alas) incumbent President of Lombardy Mr Roberto Maroni announced in an interview published in Repubblica’s Milan supplement (if you know Italian or trust internet translators you can read it HERE) that his beloved project for an Alpine MacroRegion (the new Padania? who knows… we are still trying to understand what a macroregion is) is advancing and becoming a European project (nonetheless!) and “between July and September, right in the middle of the Italian Presidency of the Council of the European Union, the foundation act will be signed…”. This statement grabbed less attention that the one in which Mr Salvini said he was going to boycott President Napolitano’s New Year’s message watching instead an episode of Peppa Pig…

Who’s still surprised every time Lega Nord promotes a new racist initiative and those who think that because of the recent judiciary troubles suffered by founder Umberto Bossi (public funds  used by members of its family and other questions) Lega Nord, the self-proclaimed only legitimate representative of Northern people (a thing far, very far from reality, believe me) is now a sort of endangered party should not relax believing that it will be put aside soon…

 

“…ma attento al lato oscuro…”

Yoda

From: Guerre Stellari – L’Impero colpisce ancora -1980

L’ultima campagna della Lega, che pare prepari un’alleanza per le prossime elezioni europee con il francese  Front National di Marine Le Pen, è contro il ministro dell’integrazione Cecile Kienge, i cui appuntamenti pubblici vengono da ieri segnalati con un’apposita rubrica dal giornale del partito La Padania (che probabilmente assieme a al Giro della Padania e all’incolpevole Grana Padano deve essere una delle prove tangibili dell’esistenza della mitologica Padania oppressa dallo stato Italiano….). Con incredibile faccia tosta il neo-leader del partito, Matteo Salvini, è persino riuscito a tacciare di fascismo chi  si è indignato per questa iniziativa, denunciando un tentativo di intimidazione contro il suo partito e scarso rispetto per la sua libertà d’espressione (tema sempre caro a fondamentalisti ed estremisti di ogni sorta).

Prima di tale iniziativa (che, va riconosciuto, è riuscita a mettere quasi in secondo piano il fatto che l’elezione del leghista Roberto Cota a Presidente della regione Piemonte sia stata dichiarata nulla quasi in extremis) l’ex segretario leghista, ex ministro dell’interno (nell’ultimo governo Berlusconi) e ahinoi attuale Presidente della Regione Lombardia (mica bruscolini!) Roberto Maroni, in un’intervista pubblicata sull’edizione milanese di Repubblica del 28 Dicembre (che potete leggere QUI) annunciava che il suo progetto di Macroregione alpina (la nuova veste della Padania?) è in fase di rapido sviluppo sul piano istituzionale (nientemeno), sta diventando un progetto europeo (WOW) e “Tra luglio e settembre, nel bel mezzo del semestre italiano di presidenza europea, verrà firmato l’atto costitutivo…”. Tale dichiarazione ha suscitato meno reazioni rispetto a quella in cui Salvini annunciava che avrebbe boicottato il discorso di fine anno di Napolitano guardando Peppa Pig…

Chi ancora cade dal pero ogni volta che la Lega si produce in campagne razziste o chi pensa che intanto anche grazie agli scandali che hanno travolto il fondatore Umberto Bossi e la sua famiglia  il partito che da oltre due decenni si autoproclama voce ufficiale della popolazione del Nord Italia (cosa molto, ma davvero mooolto lontana dalla realtà) sia ormai in via di estinzione, dovrebbe evitare di rilassarsi pensando che quella del leghismo sia una stagione quasi archiviata.

 Related articles/articoli correlati:

Italy’s Cecile Kyenge calls for action on rising racism (bbc.co.uk)

Caso Kyenge, ‘La Padania’ raddoppia e mette nel mirino anche Zanonato. Vertice tra Salvini e Le Pen (repubblica.it)

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My weekend movie: Witness for the Prosecution (1957)

Witness for the Prosecution 1957

Witness for the Prosecution (Testimone d’accusa) – USA 1957

Directed by: Billy Wilder.

Starring: Tyrone Power; Marlene Dietrich; Charles Laughton; Elsa Lanchester.

Here is a woman you’ll love to hate…

Sometimes it’s difficult to talk about a film trying not to reveal all the twists that make it worth watching, just imagine how difficult this could be when you are going to talk about Witness for the Prosecution the 1957 movie directed by Billy Wilder that was publicized recommending the audiences “…for the greater entertainment of your friends who have not yet seen the picture you will not divulge to anyone the secret of the ending…”. So…

SPOILER ALERT: if you’ve never seen this picture, go and fetch a copy right now, otherwise you’re going to read this article at your own risk…

Witness for the Prosecution (1957 film)

Witness for the Prosecution – 1957 film poster (Photo credit: Wikipedia)

Witness for the Prosecution is the third (and most successful) Wilder’s film released in 1957 (in December. The Spirit of Saint Louis with James Stewart, an economic flop, had been released in April, while the delightful romantic comedy Love in the Afternoon, starring Audrey Hepburn and Gary Cooper, in June). It’s a courtroom drama based on the 1953 Agatha Christie‘s play with the same name (in turn based on a short story originally published in 1925 as Traitor Hands).

The story, set in London, is all about a murder case: the wealthy middle-aged widow Mrs Emily French (Norma Varden) has been killed and Leonard Vole (Tyrone Power), a younger  (very recently made) friend  suddenly become her main heir, has been accused of murder. To his rescue comes Sir Wilfrid Robarts (Charles Laughton), a famous lawyer who, believing in his innocence, accepts to defend him in court though still recovering from a serious heart attack and against his doctor prescriptions (his nurse Ms Plimsoll – Elsa Lanchester – will be for that reason his very annoying shadow).

What grabbed Sir Wilfrid’s attention was in fact the strange attitude of Christine Vole Helm (Marlene Dietrich), the mysterious and cold (and older) Leonard’s German wife, who seemed not very interested in confirming his husband’s alibi. During the trial things become even more complicated and almost hopeless for Leonard when Christine reveals that their marriage, celebrated in Germany just after the end of WWII when she was a cabaret singer and Leonard an Allied soldier, is in fact null (she was already married and accepted his proposition only to move to England). This way she may now become a witness for the prosecution and accuses him of confessing her that he’s in fact guilty. But suddenly something new happens: Sir Wilfrid finds a mysterious cockney woman ready to give him the evidence that Christine is only trying to get rid of her husband…

Cropped screenshot of Tyrone Power from the tr...

Tyrone Power as Leonard Vole(Photo credit: Wikipedia)

Witness for the Prosecution is a classic Hitchcockian movie, in it you can find in fact a wide range of hitchcockian elements: the blonde, an “innocent man”, someone who cannot be trusted, action taking place, most of the time, in a single setting and obviously humour too. What’s more, Hitchcock himself, who had already paid tribute to the more eclectic Wilder’s directing and writing ability after the release of Double Indemity (1943), revealed that sometimes his fans thought this was one of his movies (probably they mistook it for The Paradine Case). But Witness for the Prosecution is also more than that.

Agatha Christie

Agatha Christie (Photo credit: Wikipedia)

The play had been a great success both in London and Broadway stages, and when it came time to make it into a movie (the rights had been bought by producers Arthur Hornblow and Edward Small  for $450,000) Marlene Dietrich (accordingly to Wilder’s itself) went to the autrian-born director  suggesting he could directed it. Wilder not only accepted but also contributed to the script (this time in collaboration with Larry Marcus and Harry Kurnitz). He had the greatest respect for Agatha Christie, a writer he considered a great “plot constructionist” (“the toughest job in the world” he said) able to create the story one twist after another, nonetheless he added to the original story a few flashback scenes (one specifally concieved to show legendary Dietrich’s legs) and Sir Wilfrid’s heart problems, invented the brand  new character of the insufferable nurse Plimsoll and all the fuss around the lawyer’s forbidden passion for cognac and cigars, a comedic touch that made the lawyer character more interesting and allowed both Charles Laughton (considered by Wilder the finest actor he’d ever worked with in his life) and his real life wife Elsa Lanchester to shine in this film (their last together) and win Oscar nominations as Best leading Actor and Best Actress in a supporting role (the film won four more nominations – Best director, film, editing and sound – but no Oscars).

Portrait of

Charles LAughton (Photo credit: Wikipedia)

Even if they were not nominated for an Academy Award, Tyrone Power and Marlene Dietrich offered great performances too. Power, who plays in his last movie (he will die the following year, aged 44, for a sudden heart attack suffered while shooting a duelling scene for Solomon and Sheba), is a likely innocent man suffering because in love with an ungrateful woman (though Wilder have fun putting here and there well concealed evidences of his real personality) but also a likely bastard, one of the most terrible husbands ever appeared in movies: an assassin and a womanizer too. Talking about Dietrich, well she’s ready to play (in a single scene of course) with an heavy make up that makes her similar to George C. Scott (at least, that’s Wilder’s opinion) and to give us her version of cockney accent only to be perfect in her umpteenth performance in that  role that made her a star: the femme fatal ready to prove herself, before the movie ends, a better woman than we expected. This time she is great: she lets us believe she is the meanest woman in the world, pretending to conspire against the man she loves (for real) only to persuade everyone (and above all the very intelligent lawyer) that he is an innocent man while she knows he’s in fact a murderer.

Witness for the Prosecution is a great film. If you love suspense, romance with no happy ending flavoured with a sprinkle of cynical humour, you can’t miss it (then, even you are one of those who’s never seen it before but dared to read the article. you can be sure than there’s still some twist that will surprise you).

A few related movies you could also like (click on the titles to watch a clip or the trailer):

The Büchse der Pandora (Pandora’s Box) – GER 1929 Directed by: G.W. Pabst. Starring: Louise Brooks; Fritz Kortner; Alice Roberts; Francis Lederer; Carl Goetz; Gustav Diessl.

The Letter –  USA 1940 Directed by: William Wyler. Starring: Bette Davis; Herbert Marshall; Gale Sondergaard; James Stephenson.

A Woman’s Face – USA 1941 Directed by: George Cukor. Starring: Joan Crawford; Melvin Douglas; Conrad Veidt.

The Paradine Case – USA 1947 Directed by: Alfred Hitchcock. Starring: Gregory Peck; Alida Valli; Charles Laughton; Charles Coburn.

12 Angry Men – USA 1957 Directed by: Sydney Lumet- Starring: Henry Fonda; Martin Balsam; Lee J. Cobb.

Anatomy of a Murder – USA 1959 Directed by: Otto Preminger. Starring: James Stewart; Lee Remick; Ben Gazzara; George C. Scott.

Primal Fear – USA 1996 Directed by: Gregory Hoblit. Starring: Richard Gere; Edward Norton; Laura Linney.pellicola

Ecco una donna che amerete odiare…

A  volte è davvero difficile parlare di un film cercando di non rivelare tutti i colpi di scena che lo rendono interessante, immaginate poi com’è complicato riuscire in questo delicato compito se si sta per parlare di Testimone d’Accusa, il film del 1957 diretto da Billy Wilder che veniva pubblicizzato raccomandando al pubblico in sala “…per non rovinare il divertimento ai vostri amici che non hanno ancora visto il film, non raccontate a nessuno il segreto del finale…”. Quindi…

ATTENZIONE SPOILER: se non avete mai visto questo film, correte a procurarvene una copia immediatamente, altrimenti proseguite pure la lettura di questo articolo a vostro rischio e pericolo…

The Witness for the Prosecution and Other Stories

The Witness for the Prosecution and Other Stories, first edition cover -1948 (Photo credit: Wikipedia)

Testimone d’accusa, terzo (e più proficuo) film di Billy Wilder del 1957 (è uscito a dicembre. L’Aquila Solitaria con James Stewart, autentico flop al botteghino, era uscito in aprile, mentre la deliziosa commedia romantica  Arianna con Audrey Hepburn e Gary Cooper era arrivato nelle sale in giugno), è un dramma giudiziario tratto dall’omonima pièce teatrale di Agatha Christie del 1953 (a sua volta tratta da un racconto pubblicato nella prima volta nel 1925 col titolo Traitor Hands).

La storia  è ambientata a Londra e ruota intorno all’omicidio della non più giovanissima vedova Emily French (Norma Varden), di cui è accusato Leonard Vole (Tyrone Power), un uomo più giovane del quale era diventata tanto amica da nominarlo principale erede del suo non trascurabile patrimonio. In soccorso del presunto colpevole arriva Sir Wilfrid Robarts (Charles Laughton), famoso avvocato che credendo nella sua innocenza decide di accettare di difenderlo in tribunale contro il parere del suo medico visto che sta ancora cercando di rimettersi da un grave infarto (ragion per cui dovrà subire l’asfissiante controllo dell’infermiera, Miss Plimsoll – Elsa Lanchester).  Ad intrigare Sir Wilfrid è stato soprattutto lo strano atteggiamento di Christine Vole Helm (Marlene Dietrich), la misteriosa e glaciale (e più matura) moglie tedesca di Leonard, che non gli era parsa particolarmente propensa a confermare l’alibi del marito. Durante il processo la situazione sembra precipitare e diventare quasi disperata per Leonard quando Christine rivela che il loro matrimonio, celebrato in Germania subito dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale quando lei era una cantante di cabaret e lui un soldato alleato, è in realtà nullo (lei era già sposata ed aveva accettato la proposta di Leonard solo per potersi trasferire in Inghilterra). Questo le permette di testimoniare per l’accusa e rivelare che  l’uomo le ha confessato di avere realmente commesso il delitto. Ma improvvisamente c’è un nuovo colpo di scena: Sir Wilfrid trova una donna disposta a fornirgli la prova del fatto che in realtà Christine sta solo cercando di liberarsi del marito…

Marlene Dietrich in early 1950′s (Photo Credit: Wikipedia)

Testimone d’accusa è un classico film Hitchcockiano e infatti al suo interno abbondano gli elementi caratteristici del genere: la bionda, l’uomo “innocente”, qualcuno di cui non ci si può fidare, l’azione che si svolge prevalentemente in un unico luogo e ovviamente anche un tocco di humour. Inoltre lo stesso Hitchcock, che aveva già espresso la sua ammirazione per il più eclettico Billy Wilder ai tempi di La fiamma del peccato, diceva che spesso i suoi ammiratori si erano complimentati con lui per Testimone d’accusa (probabilmente confondendolo con  Il Caso Paradine). Ma questo film è anche qualcosa di più.

La pièce teatrale aveva riscosso un grande successo sia a Londra che a Broadway, e quando giunse il momento di trasformarlo in un film (i diritti erano stati acquistati dai produttori  Arthur Hornblow e Edward Small per 450000 dollari) Marlene Dietrich  andò da Wilder suggerendo l’idea che lui potesse dirigerlo (o almeno così riferiva lo stesso regista). Wilder non solo accettò, ma contribuì anche alla sceneggiatura ( questa volta collaborando con Larry Marcus e Harry Kurnitz). Il regista di origine austriaca aveva grande rispetto per Agatha Christie, che considerava una grande “costruttrice di intrecci” (“il mestiere più difficile del mondo” lo definiva) capace di creare le storie attraverso una serie di infiniti colpi di scena, ma per niente intimidito dall’abilità della scrittrice decise comunque di aggiungere alla storia una serie di flashback (uno dei quali concepito per mostrare le leggendarie gambe della Dietrich), i problemi di cuore di Sir Wilfrid, l’insopportabile infermeria Miss Plimsoll (inventata di sana pianta), e tutte le storie intorno alla passione proibita dell’avvocato per il cognac e i sigari, un tocco di commedia che rese più interessante il personaggio dell’avvocato e che permise sia a Charles Laughton (considerato da Wilder il migliore attore con cui avesse mai lavorato) che a sua moglie (nella vita reale) Elsa Lanchester di brillare in questo film (il loro undicesimo ed ultimo insieme) tanto da guadagnarsi la nomination all’Oscar rispettivamente come Migliore Attore protagonista e Migliore Attrice non protagonista (il film ottenne altre quattro nomination – Miglior Regista, Film, Montaggio e sonoro – ma nessuna statuetta).

Billy Wilder

Billy Wilder (Photo credit: Wikipedia)

Nonostante l’assenza dalle nomination per l’Oscar, anche Tyrone Power e Marlene Dietrich (che almeno ebbe la consolazione di una nomination per i Golden Globes) se la cavano egregiamente. Tyrone Power in quello che sarebbe diventato il suo ultimo film (morì per un infarto l’anno successivo, a 44 anni, mentre girava una scena di duello per il film Salomone e la Regina di Saba che non completò) è credibile sia quando posa da innocente perseguitato e follemente innamorato di una donna ingrata (anche se Wilder si diverte a seminare qua e là, specie nei flashback, piccoli indizi rivelatori della vera personalità di Vole), sia quando nel finale si rivela uno dei peggiori mariti della storia del cinema, un autentico bastardo: assassino e pure impenitente dongiovanni. La Dietrich dal canto suo è persino pronta a camuffarsi con un trucco pesante che la imbruttisce fino a farla somigliare a George C. Scott (almeno secondo Wilder) e ad offrirci la sua personale versione dell’accento cockney pur di risultare perfetta nell’ennesima variante del “ruolo” da lei sempre interpretato sul grande schermo: la femme fatale che alla fine della storia si rivela migliore di come l’avevamo immaginata. Questa volta è abilissima nell’attirare su di se il biasimo del pubblico e nel fingere di complottare contro l’uomo che ama (lei per davvero) per provarne l’innocenza (e per convincere della cosa soprattutto il suo intelligente avvocato) pur sapendolo colpevole.

Testimone d’accusa è un gran bel film. Se siete amanti della suspensee  delle storie d’amore senza lieto fine condite però con un pizzico di cinico umorismo, non potete perdervelo (e poi se anche avete letto fino in fondo l’articolo pur non avendo mai visto il film, vi assicuro che non vi ho rivelato proprio tutto, c’è ancora qualche colpo di scena che vi sorprenderà).

Alcuni film collegati che potrebbero piacervi (cliccate sui titoli per vedre una scena o il trailer):

The Büchse der Pandora (Lulù-Il Vaso di Pandora) – GER 1929 Diretto da: G.W. Pabst. Con: Louise Brooks; Fritz Kortner; Alice Roberts; Francis Lederer; Carl Goetz; Gustav Diessl.

Ombre Malesi –  USA 1940 Diretto da: William Wyler. Con: Bette Davis; Herbert Marshall; Gale Sondergaard; James Stephenson.

Volto di Donna – USA 1941 Diretto da: George Cukor. Con: Joan Crawford; Melvin Douglas; Conrad Veidt.

Il Caso Paradine – USA 1947 Diretto da: Alfred Hitchcock. Con: Gregory Peck; Alida Valli; Charles Laughton; Charles Coburn.

La Parola ai Giurati – USA 1957 Diretto da: Sydney Lumet. Con: Henry Fonda; Martin Balsam; Lee J. Cobb.

Anatomia di un Delitto – USA 1959 Diretto da: Otto Preminger. Con: James Stewart; Lee Remick; Ben Gazzara; George C. Scott.

Schegge di Paura – USA 1996 Diretto da: Gregory Hoblit. Con: Richard Gere; Edward Norton; Laura Linney.

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Green Clara: another stitch’s chart

GreenClara chart1f

(click to enlarge)

As I promised, here it is the chart to help you knit the stitch I used in Green Clara’s front motif. GreenClara SketchF2It seems a bit complicated but easy to knit once learnt (you only need to be familiar with crossed stitches). Enjoy it.

Next week, Green Clara’s photos and more info (in the meanwhile, if you don’t know what I’m talking about you can enlarge Green Clara’s sketch just clicking on it) .

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Come promesso, ecco lo schema per aiutarvi a realizzare il punto che ho usato per il motivo centrale di Green Clara. Sembra un po’ complicato, ma una volta imparato non è niente di che (basta avere un po’ di dimestichezza con le maglie incrociate). Fatene buon uso.

La prossima settimana: le foto di Green Clara e altre informazioni (nel frattempo se non sapete di cosa sto parlando, potete vedere una versione più grande dello schizzo di Green Clara semplicemente cliccandoci sopra).

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Green Clara: first stitch’s chart

GreeClara Chart2f

For all knitting maniacs and for those who are trying to save their money creating their own clothes (just like me), here is the first chart showing one of the stitches (very, very simple) I used in Green Clara, my new sweater inspired to 1920′s fashion (a click on the sketch to enlarge it)

GreenClara SketchF2Hope you like it. Tomorrow I’ll publish the second chart showing how to knit its (a bit more complicated) front motif.

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Per tutti gli amanti dei lavori a maglia e soprattutto per tutti quelli che (come me) cercano di far di necessità virtù realizzando (e magari pure disegnando) da soli i loro vestiti, questo è il primo schema per realizzare uno dei punti (molto, molto, molto semplice) che ho utiizzato in Green Clara, il mio nuovo maglione ispirato alla moda degli anni ’20 (cliccate sullo schizzo per vederne una versione più grande).

Spero vi piaccia. Domani pubblicherò il secondo schema che spiega come realizzare il (più complicato) pannello centrale.

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Every little thing

“Don’t worry about a thing,

’cause every little thing gonna be all right…”

Bob Marley

From: Three little birds, from the album Exodus by Bob Marley & the Wailers – 1977

Did you enjoy you winter holidays? Ain’t you thrilled about the bright year that has just started? The spread between Italian and German bonds is now reduced, the crisis will come to an end, Italy will raise again, waters will be divided…

in the meanwhile, while unemployment is rising parties are still trying to decide how the new electoral law will be, MrB (though out of the Senate) is still trying to set the agenda, unilaterally opens the election campaign (he also has already decide the date for the next vote) and above all is trying to teach the italian how one should vote (a cross on his name , I suppose…), the new Left leader, Mr Renzi, prepares his (vague) “Job act” and the Pitchforks (the supposed popular movement whose demonstration flopped before Christmas) announced that if by Tuesday January, 21 the Government will not accept their conditions (a 300 euros rise for every worker’s salary and rise for retirement pensions, tax decrease on fuel and motorway’s toll, protection for Italian goods… the only thing missing is 1million euros and a fast car ) that will mean revolution….

Everything is going to be all right, sooner or later… probably 2015 will be a good year.

“Non preoccuparti di nulla,

perché ogni cosa andrà per il verso giusto…”

Bob Marley

Da: Three Little Birds, dall’album Exodus di Bob Marley & the Wailers – 1977

Come sono andate le vacanze, non vi è rimasta addosso una certa euforia per lo strepitoso anno che ci attende? Lo spread è già sceso, le tasse caleranno, la crisi passerà, l’Italia risorgerà, le acque si separeranno…

per il momento però, mentre la disoccupazione continua ad aumentare (le domande di disoccupazione tra gennaio e novembre 2013 sono aumentate del 32,5% – dati INPS) i partiti non hanno ancora trovato un accordo sulla nuova legge elettorale, MrB (da decaduto) cerca di dettare l’agenda politica, apre unilateralmente la campagna elettorale (ha anche già pronta la data per le prossime elezioni) e soprattutto cerca di insegnare a noi italiani zucconi come si fa a votare (una bella croce sul suo nome e via, suppongo…), Renzi prepara il suo (fumoso) piano per il lavoro concedendosi otto mesi di tempo per realizzarlo e i Forconi (si, pare siano ancora tra noi) annunciano che se entro martedì 21 gennaio il governo non soddisferà le loro richieste (+300 euro in busta paga per i lavoratori dipendenti, aumento delle pensioni, meno tasse su carburanti e pedaggi autostradali, tutela del made in Italy… mancano solo un milione di euro e una macchina veloce) scatterà la rivoluzione…

Tutto andrà per il verso giusto, prima o poi… forse il 2015 sarà l’anno buono.

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Merry Xmas

“A very Merry Xmas

and a happy New Year

let’s hope it’s a good one

without any fear…”

From: Happy Xmas (War is over) a song by John Lennon and Yoko Ono  – 1971

It’s almost Christmas… I’m going to take a (virtual) vacation from blogging.

I’ll be back in 2014 (very, very soon) hoping this will finally be a good year.

Merry Christmas

Ella

“Un buon Natale per davvero

e un Felice Anno Nuovo

speriamo sia uno di quelli buoni

senza nessuna paura…”

Da; Happy Xmas (War is over) una canzone di John Lennon e Yoko Ono – 1971

Ci siamo, è quasi Natale… anch’io mi prendo una breve vacanza (virtuale) dal Blog.

Ci rivediamo nel 2014 (molto, molto presto) sperando sia finalmente un anno buono!!

Buon Natale a tutti.

Ella

My weekend movie: It’s a Wonderful Life (1946)

wonderfullife1946

It’s a Wonderful Life (La vita è meravigliosa) – USA 1946

Directed by: Frank Capra.

Starring: James Stewart; Donna Reed; Thomas Mitchell; Henry Travers; Lionel Barrymore.

It’s Christmas time, time for communist propaganda!

New York – December 20, 1946. At the Globe Theatre opens It’s a wonderful life, directed by Frank Capra.

You probably already know the story the film tells:

It's a Wonderful Life

It’s a Wonderful Life (Photo credit: Wikipedia)

It’s Christmas Eve 1945, while in a small town called Bedford Falls, George Bailey (James Stewart) is about to kill himself, in Heaven a Second class Angel (without wings) called Clarence (Henry Travers) is assigned to him as guardian angel (if he saves him a pair of wing will be granted to him). All George’s life is shown to him (and to us) in a long flashback. The poor fellow has always been an exceptional guy. As a child saved his younger brother from sure death (loosing the hearing in the left ear) and the drugist Mr Grover, his boss, from sure imprisonment (despite his father was the founder of a local Building and Loan Association he was a part-time child worker at 12). After his father death, as a young man, he saved his father’s company from the grasping hands of Mr Henry F. Potter (Lionel Barrymore), local banker and slumlord; married Mary (Donna Reed) the small town girl who was in love with him since her childhood; built houses for poor workers; couldn’t enlist because of his damaged ear… and now that he’s 38 and has a bunch of children he’s about to go to prison accused of bank fraud by the greedy Mr Potter because his absent-minded uncle Billy (Thomas Mitchell) lost a large sum, the Buildings and Loan’s cash fund, he had to depot. The guy has always been forced to put aside his dreams (travel around the world, go to University and become an architect…) to help someone else and this last accident destroys his faith in life. The only thing Clarence can do so that George could finally appreciate his life is to show him how world could have been without him…

Receiving French Croix de Guerre with Palm in 1944 (Phot Credit: Wikipedia)

More than a year after the end of WWII It’s a Wonderful Life is the come-back film for both the Italian-born director (Arsenic and Old Lace was released in 1944, but filmed in 1941) and the protagonist, Jimmi Stewart. Capra had quit his Hollywood career soon after the attack on Pearl Harbor (December 7, 1941) to enlist as a Major into the US Army and, working directly under Chief of  Staff George C. Marshall (the General who will create the Marshal Plan), he directed a series of documentaries called “Why we fight” whose aims was to show to the American soldiers  why they were fighting for a just cause. Stewart had taken a four-years pause to serve as aviator in the Army (he took part in raids over Germany receiving a couple of medals and raised from private to colonel in four years).

Despite all that, It’s a Wonderful Life ain’t a hit, neither critics nor audiences are enthusiast and the film, though winning five Academy Award nominations (Best Picture; Director; Leading Actor; Editing; Sound Recording and  Technical Achievement) but only one Oscar (Technical Achievement for a new kind of artificial snow invented for this movie), is a box-office faillure. It will took almost three decades, a controversial copyright lapse in 1974 and TV to make it the classic Christmas film it is today.

A distraught George Bailey (James Stewart) ple...

A distraught George Bailey (James Stewart) pleads for help from Mr. Potter. (Photo credit: Wikipedia)

Funnily enough, it seems that the movie  is able to grab the immediate attention of FBI and a file is opened less than 6 months after its release. Apparently It’s a Wonderful Life, the sugary  Christmas story based on the 1939 short story The Greatest Gift by Philip Van Doren Stern, is the typical example of  Communist propaganda. The general idea is that to depict Mr Potter, the banker, as such a greedy man, is just an expedient to denigrate bankers and capitalism itself (and who knows if someone also notices that in a very important scene when Mr Potter summons George to his office and tries to seduce him by the dark side of the force, he acts like Hynkel/Hitler – Hitler! –  in Chaplin’s Great Dictator obliging the guy to seat in a very small chair…). Can you imagine? Two war heroes and an Angel involved into a devious plot to turn the United States into a communist Country! Though  I can’t be sure if this story, the FBI file, is true (no time to check it properly, sorry), you can find the supposed documents clicking this link: http://www.paperlessarchives.com/compic.html

but that makes poor George Bailey, the man who always put his dreams aside, Clarence, the naive angel, and all the sugar filling this pitcure decidedly more intriguing.

Anyway It’s a Wonderful Life is worth watching, you won’t find communist propaganda but a few very romantic scenes (the first kiss with Mary, the honeymoon…) and an overdose of sentiment. But beware!! It can be a little depressing if you watch it alone on Christamas Eve, especially if you’ve never saved somebody’s life, a girl from spinsterhood, a small town from vice…

Merry Christmas!

Sugar enough for a lifetime! Here are a few of my favourite and Christmas-unrelated movies that you can watch during next winter holidays (click on the title to watch a clip or the trailer):

Dr Jekyll and Mr Hyde – USA 1931 Directed by: Rouben Mamoulian. Starring: Fredric March; Miriam Hopkins; Rose Hobart.

Trouble in Paradise – USA 1932 Directed by: Ernst Lubitsch. Starring: Herbert Marshal; Miriam Hopkins; Kay Francis.

Scarface – USA 1932 Directed by: Howard Hawks. Starring: Paul Muni; George Raft; Ann Dvorak; Ann Morley.

Gone with the Wind – USA 1939 Directed by: Victor Fleming. Starring: Vivien Leigh; Clark Gable; Olivia de Havilland; Leslie Howard.

The Letter – USA 1940 Directed by: William Wyler. Starring: Bette Davis; Herbert Marshal; James Stephenson.

Notorious – USA 1946 Directed by: Alfred Hitchcock. Starring: Cary Grant; Ingrid Bergman; Claude Rains; Madame Konstantin.

Gentlemen Prefer Blondes – USA 1953 Directed by: Howard Hawks. Starring: Marilyn Monroe; Jane Russell; Charles Coburn.

Sabrina – USA 1954 Direted by: Billy Wilder. Starring: Audrey Hepburn; Humphrey Bogart; William Holden

pellicola

É Natale, il periodo ideale per la propaganda comunista!!!

New York – 20 Dicembre 1946. Al Globe Theatre si tiene la prima di La vita è meravigliosa, film diretto da Frank Capra.

Probabilmente la storia raccontata in quel film la conoscerete già:

Travers in his most memorable role, as Clarenc...

Clarence cerca di guadagnarsi le ali (Photo credit: Wikipedia)

È la notte di Natale del 1945, mentre a Bedford Falls, una cittadina della provincia americana, George Bailey (James Stewart) sta meditando di suicidarsi, in Paradiso l’Angelo di Seconda Classe (cioè senza ali) Clarence (Henry Travers) viene incaricato di salvarlo  (si guadagnerà le ali se la sua missione avrà successo). Tutta la vita di George viene mostrata a Clarence (e a noi) in un lungo flashback. Il poverino è un tipo davvero eccezionale. Da bambino ha salvato suo fratello da morte certa (perdendo l’udito dall’orecchio sinistro) e il farmacista Mr Grover, il suo capo, da sicura condanna per omicidio (a dodici anni, nonostante il padre sia il fondatore della locale Compagnia di Costruzioni e Mutui, è già un bambino lavoratore part-time). Dopo la morte di suo padre, ormai giovane uomo, salva la compagnia dalle avide grinfie di Henry F. Potter (Lionel Barrymore), banchiere locale e proprietario delle baracche in cui vivono i lavoratori. Poi sposa Mary (Donna Reed), la ragazza che è sempre stata  innamorata di lui; costruisce case dignitose per i lavoratori; non riesce ad arruolarsi per colpa dell’orecchio… e ora che ha 38 anni e un sacco di bambini sta per finire in galera accusato di appropriazione indebita da Potter, perchè il suo sbadatissimo zio Billy (Thomas Mitchell) si è perso gli 8000 dollari che avrebbe dovuto depositare in banca a nome della Compagnia di Costruzioni e Mutui. George per tutta la vita ha dovuto rinunciare ai suoi sogni (viaggiare per il mondo, andare all’università, diventare architetto…) per fare il bene di qualcun altro e ora ha perso ogni voglia di vivere. Clarence può fare solo una cosa per provargli che la sua vita non è inutile: mostrargli come sarebbe stato il mondo se lui non fosse mai nato…

English: Photo of Frank Capra receiving the Di...

Frank Capra receiving the Distinguished Service Medal from U.S. Army Chief of Staff General George C. Marshall (Photo credit: Wikipedia)

A più di un anno dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, La vita è meravigliosa segna il ritorno ad Hollywood sia per il regista nato in Italia e naturallizato americano (Arsenico e vecchi merletti era uscito nel 1944, ma era stato girato nel 1941), sia per il protagonista della pellicola, Jimmi Stewart. Capra aveva lasciato Hollywood subito dopo l’attacco Giapponese a Pearl Harbor (7 Dicembre 1941) per arruolarsi col grado di Maggiore nell’Esercito Statunitense e lavorando direttamente agli ordini del Capo di Stato Maggiore il Generale George C. Marshall (quello del famoso piano Marshall) aveva diretto una serie di documentari intitolati Why We Fight (Perchè combattiamo), che avevano come scopo quello di spiegare alle truppe le giustezza delle ragioni per cui stavano combattendo. Stewart invece aveva messo in pausa la sua carriera per quattro anni ed aveva partecipato da aviatore alla Seconda Guerra Mondiale pilotando il suo areo in diverse missioni sulle città tedesche, guadagnandosi un paio di medaglie e scalando i ranghi da soldato semplice a colonnello.

Ma nonostante queste premesse, il film non è un immediato successo, non convince completamente né la critica né il pubblico e, nonostante cinque nomination agli Oscar (Miglior Film; Regista; Atore protagonista; Montaggio; Effetti sonori e premio speciale per la tecnica) e un solo premio vinto (quello tecnico per l’invenzione di un nuovo tipo di neve artificiale), è un fallimento al botteghino. Ci vorranno quasi tre decadi, la controversa scadenza del copyright nel 1974 e la TV per fare di questo film il classico di Natale che è oggi.

Mr. Potter slumps in his wheelchair when havin...

Mr. Potter (Photo credit: Wikipedia)

Curiosamente però, il film sembra attirare l’attenzione dell’FBI che, a meno di 6 mesi dalla sua uscita nelle sale, apre un fascicolo in proposito. A quanto pare La vita è meravigliosa, la zuccherosa storia di Natale tratta dal racconto del 1939 The Greatest Gift (il regalo più grande) by Philip Van Doren Stern è in realtà il tipico esempio di propaganda comunista. L’idea è che dipingendo Mr Potter come un uomo avido e privo di sentimenti si stia cercando di denigrare non solo i banchieri, ma il capitalismo nel suo insieme (e chissà se qualcuno nota anche che in una delle scene più importanti, quando Potter convoca George nel suo ufficio e cerca di sedurlo col lato oscuro della forza, il banchiere agisce esattamente come Hynkel/Hitler – Hitler! – in Il Grande Dittatore di Charlie Chaplin, costringendo il giovane a sedersi su una sedia molto bassa…). Riuscite a immaginarvelo? Due eroi di guerra ed un angelo coinvolti in un subdolo piano per trasformare gli Stati Uniti in un Paese comunista! Anche se non posso essere sicura al cento per cento sulla veridicità di questa storia (non ho fatto abbastanza ricerche, spiacente), in rete si possono trovare almeno una parte dei supposti file dell’FBI, basta cliccare il seguente link: http://www.paperlessarchives.com/compic.html

sicuramente questa storia rende il povero George Bailey, l’uomo che deve sempre rinunciare ai suoi sogni, Clarence, l’angelo ingenuo, e tutta questo storia zuccherosa molto più interessanti.

In ogni caso, vale la pena di rivedere La vita è meravigliosa. Non ci troverete propaganda comunista, ma molto romanticismo (la scena del primo bacio e quella della luna di miele sono fantastiche) e un overdose di buoni sentimenti. Un solo consiglio: vedrlo da soli proprio la sera di Natale potrebbe risultare un tantino deprimente, specialmente se non avete mai salvato vite, giovani donne dallo zitellaggio, o un’intera cittadina dal vizio…

Buon Natale!

Dopo aver cercato di propinarvi una dose di melassa sufficiente a stroncare un cavallo, ecco invece alcuni dei miei film preferiti, che con il Natale non centrano niente, ma che potete guardarvi nel corso delle prossime vacanze (un click sul titolo per vedere il trailer o una scena):

Il Dottor Jekyll – USA 1931 Directed by: Rouben Mamoulian. Starring: Fredric March; Miriam Hopkins; Rose Hobart.

Mancia Competente – USA 1932 Directed by: Ernst Lubitsch. Starring: Herbert Marshal; Miriam Hopkins; Kay Francis.

Scarface – Lo sfregiato – USA 1932 Directed by: Howard Hawks. Starring: Paul Muni; George Raft; Ann Dvorak; Ann Morley.

Via col Vento – USA 1939 Directed by: Victor Fleming. Starring: Vivien Leigh; Clark Gable; Olivia de Havilland; Leslie Howard.

Ombre Malesi – USA 1940 Directed by: William Wyler. Starring: Bette Davis; Herbert Marshal; James Stephenson.

Notorious, l’amante perduta – USA 1946 Directed by: Alfred Hitchcock. Starring: Cary Grant; Ingrid Bergman; Claude Rains; Madame Konstantin.

Gli uomini peferiscono le bionde – USA 1953 Directed by: Howard Hawks. Starring: Marilyn Monroe; Jane Russell; Charles Coburn.

Sabrina – USA 1954 Direted by: Billy Wilder. Starring: Audrey Hepburn; Humphrey Bogart; William Holden.

Round the Flag

“Yes we’ll rally round the flag, boys, we’ll rally once again…”

From the song “Battle cry of freedom” by George Frederick Root – 1862

The explosive “pitchfork” movement’s protest came to his boiling point yesterday with the much anticipated  great, great demonstration in Rome: a very angry crow of…just a few thousand people (they said millions were protesting all around Italy, but only 15,000 were expected in Rome. In the end they were about 3,000).

For a week the news talked a little hysterically about this movement (my favourite: an over excited report taking about protests in Milan. Less than 100 people stopped the traffic for 5 minutes, five. WOW!!!), but in fact there’s something alarming in it.

Who repeated like a mantra that this movement is apolitical and wants to get rid of the entire political system, ended by protesting (evidently against their wish) side by side on members of the extreme-right, legitimizing this way who, against the Italian Constitution, opened all around Italy their “cultural centres” where the ideas and symbols of the past fascist regime are venerated. And all this exploiting the Tricolour flag as a shield, the guarantee that this movement really represents Italian people. All of us.

It’s easy to say that the Italian political system is responsible for this never ending crisis, but anyone is entirely innocent. For years (decades), Italian citizens gave their support to this political system voting, or even choosing not to vote, in free elections (no one, not even MrB, could personally put millions of crosses on a party’s symbol). The electoral law recently declared unconstitutional can’t be used as an alibi.

I am an Italian citizen, this crisis negatively affected my life too (though I’ve always been quite penniless and probably could face it better than those used to big cars, like one of the leaders of this protest who arrived to a demonstration in a Jaguar), but those people shouting do not represent me (not even if they wrap themselves into our flag).

“Si, ci riuniremo intorno alla bandiera, ragazzi, ci riuniremo ancora una volta…”

Dalla canzone “Battle cry of Freedom” di George Frederick Root – 1862

La settimana “infuocata” dei forconi (o del coordinamento 9 dicembre) è  giunta ieri al suo clou con l’annunciato “oceanico” presidio di Piazza del Popolo a Roma: una folla rabbiosa… di poche migliaia di persone (che pure provenivano da tutta Italia).

Per giorni si sono esaltate in maniera un po’ isterica le proteste di questo movimento (memorabile una cronaca del presidio milanese di Piazzale Loreto piena di pathos per il traffico bloccato per cinque minuti, cinque. WOW!!!), ma in effetti c’era qualcosa di cui preoccuparsi.

Chi per giorni ha ripetuto, come un mantra, che il movimento è apolitico e che si vuol fare piazza pulita della vecchia politica, ha poi fatalmente finito con lo sfilare o meglio presidiare  (del tutto involontariamente?) accanto ad esponenti della destra più estrema, legittimando in qualche modo chi negli ultimi anni alla faccia della costituzione italiana (che tutti, ma proprio tutti, dicono di voler difendere) ha aperto un po’ in tutta Italia i suoi “centri culturali” continuando a venerare i simboli e le idee dei bei tempi che furono, quando ci si dava del voi e ci si salutava con un igienico (e maschio) saluto romano. E tutti hanno manifestato facendosi scudo della bandiera tricolore, usata a garanzia dell’affermazione che questo movimento rappresenta il popolo italiano. Tutto il popolo italiano.

É davvero facile dare alla classe politica la responsabilità della situazione non proprio rosea del Paese, ma nessuno può sentirsi completamente innocente. I cittadini italiani, al netto della legge elettorale da poco dichiarata incostituzionale, per anni (decenni) hanno confermato la loro fiducia in quella classe politica partecipando (o scegliendo volontariamente di non partecipare) a libere elezioni (nessuno, nemmeno MrB, avrebbe potuto mettere di persona milioni di croci sul simbolo del suo partito).

Io sono una cittadina italiana, la crisi ha colpito anche me (forse meno di chi gira in Jaguar visto che ricca non lo sono mai stata), ma questi profeti dello sfascio non mi rappresentano (nemmeno se si avvolgono nella bandiera italiana).

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My weekend movie: Night Train to Munich (1940)

NIght Train to Munich 1940

Night Train to Munich – UK 1940

Directed by: Carol Reed.

Starring: Margaret Lockwood; Rex Harrison; Paul Henreid; Basil Radford; Naunton Wayne.

Another eventful journey…

Night Train to Munich 1940 (Photo Credit: Wikipedia(

First of all, it must be clear that Night Train to Munich, the 1940 British film directed by Carol Reed, ain’t the sequel of Hitchcock‘s The Lady Vanishes (1938).

It’s true, like the previous film it is written by Sidney Gilliat and Frank Launder; the leading actress is the same, Margaret Lockwood; it’s set in Europe; there’s a train; there are Charters and Caldicott, the eccentric English guys touring Europe in time of international crisis always with their mind stuck on sports (they were in 1938 Hitchcock’s movie cricket fans, and are here golf enthusiasts ) and, yes, there are spies too and the film mixes thriller and humour, but there’s a difference between the two movies and it’s what happened in the two-years gap separating them: the outbreak of WWII.

The Lady Vanishes was soaked with pre-war paranoia, but it was set in the imaginary Bandrika; you could guess of course to which real Country it alluded, but everything was intentionally vague.

In Night Train to Munich there are no allusions, they are totally unnecessary because  it’s clear what’s happening and, more important, it’s  absolutely clear who’s threatening the world: Nazi Germany.

SPOILER ALERT: if you’ve never seen this film you better try and find a copy now, otherwise you are going to read the rest of this article at your own risk…

As the film starts we are immersed into the war, the first scenes are a mix of archive footage and fiction, a quick summary of the events happened between 1938 and 1939  leading to German occupation of Czechoslovakia and war. When the German Army enters Prague on March 1939 (six months before the outbreak of WWII)  Alex Boumasch (James Harcourt), a scientist, has to flee the country to England not to end in Nazis’ hands. Unfortunately his daughter Anna (Margaret Lockwood), immediately arrested by the Gestapo, can’t join him and is imprisoned in a concentration camp where she accidentally meets another Czech prisoner, a teacher called Karl Marsen (Paul Henreid).  Incredibly the two are able to successfully escape from the camp and also incredibly reach quite easily England, where Anna can finally find her father, helped this time by Dickie Randall (Rex Harrison), a British intelligence officer. But in war, things ain’t always what they appear to be, and soon Anna and her father end once again into Gestapo’s hands and to free them Dickie will have no choice but to go to Germany disguised as a Gestapo officer…

Margaret Lockwood

Margaret Lockwood (Photo credit: Wikipedia)

The first inspiration for Night Train to Munich was Report on a Fugitive a serialized novel by the Australian-born writer Gordon Wellesley,  but, despite an Oscar nomination to the author for Best Original Story, little of it survived in the final film packed with romance (the classic “you’re the last man on earth…” thing), action, suspense and humour in an attempt to repeat the success of  The Lady Vanishes, the film that had been at its first release in UK the most successful British film until that date. Only this time there’s an extra-dose of anti-Nazi propaganda.

To get this result the British arm of 20th Century Fox tried to re-team   Margaret Lockwood and Michael Redgrave as the leading couple (in the previous film they were Iris Henderson, a heiress,  and Gilbert, a musicologist,  falling in love in the middle of a spy game they are accidentally involved in – to know more you can read HERE) but Redgrave was unavailable, so the role of Dickie Randall went to Rex Harrison at his first leading role in a major film. There were no problems with the idea to put once again on a train the comic duo Charters (Basil Radford)  and Caldicot (Naunton Wayne). The two phlegmatic Britons, reading a copy of Mein Kampf (and poking fun at it) and very preoccupied for some golf clubs they left in an hotel room, are this time for some inexplicable reason on a train to Munich  the very same day United Kingdom, France, New Zealand and Australia declare war on Germany after the invasion of Poland (it’s September,3 1939) and will be decisive to determine our heroes’ fate (but I can’t tell more otherwise I will really spoil you the film).

But there ain’t only Charters and Caldicot to grant the general comedic tone of the film.  Dickie, though facing a dangerous mission behind enemies lines, got time to poke fun at Nazis posing as a silly affected officer with a monocular and all Nazis are portrayed as stupid bureaucrats and not as cruel assassins, probably because the movie has been made in that period known as the Phony War,  between the invasion of Poland and the Battle of France in May 1940, and released on 31 August 1940 just a handful of days before Luftwaffe started the aerial raids on London.

Paul Henreid – circa 1940′s (Photo Credit: Wikipedia)

The thing that could probably surprise the most a modern spectator first watching Night Train to Munich is the fact that Paul Henried (then Paul von Henried) plays here a character who’s the exact opposite of the one that made his face familiar to generations of movie lovers: the Czech Resistance leader Victor Lazlo, who’s in competition with Rick Blain to win Ilsa Lund’s heart in Casablanca (made a couple of years later). Here Henreid plays an evil double-cross villain, though the illusion that Karl Marsen could be a poor and heroic political prisoner fighting to free his Country only last a few minutes. Before he could reach England with Anna everyone already suspects that he’s in fact a Nazi spy in disguise and all the doubts disappear when, meeting a fellow Nazi spy, he shouts  “Heil Hitler” (the only doubt is how it’s possible that no one could hear him…).

Night Train to Munich ain’t a masterpiece, it’s above all a curiously funny propaganda movie. Probably it’s not so thrilling and full of visual inventions like the previous Hitchcok’s movie, but is packed with sensational developments and its ending, filled with action and  bullets and showing a very breathtaking cable railway trip sequence, seems a sort of prototype for modern spy movies.  Decidedly a funny movie if you like the genr and, a good antidote to sugary Christmas films, if you’ll have the occasion to watch it, don’t miss it.

A few related movies you could also like (click on the title to watch aclip or the trailer):

Secret Agent – UK 1936 Direcetd by: Alfred Hitchcock. Starring:John Gielgud; Madeleine Carroll;Robert Young; Peter Lorre.

The Lady Vanishes – UK 1938 Directed by: Alfred Hitchcock. Starring: Margaret Lockwood; Michael Redgrave; Dame May Witty; Basil Radford; Naunton Wayne.

Casablanca – USA 1942 Directed by: Michael Curtiz. Starring: Humphrey Bogart; Ingrid Bergman; Paul Henreid; Claude Rains; Conradt Veidt; Peter Lorre; Sydney Greenstreet.

Ministry of Fear – USA 1944 Directed by: Fritz Lang. Starring: Ray Milland; Marjorie Reynolds; Carl Esmond; Dan Duryea.

The Dirty Dozen – USA 1967 Directed by: Robert Aldrich. Starring: Lee Marvin; Ernest Borgnine; Charles Bronson; Telly Savalas; Donald Sutterland.

On Her Majesty Secret Service – UK 1969 Directed by: Peter R. Hunt. Starring: George Lazenby; Diana Rigg; Telly Savalas; Gabriele Ferzetti.

Shining Through – USA 1992 Directed by: David Seltzer. Starring: Melanie Griffith; Micheal Douglas; Liam Neeson; Joely Richardson.

Inglorious Basterds – USA 2009 Directed by: Quentin Tarantino. Starring: Christoph Waltz; Brad Pitt, Melanie Laurent; Michael Fassbender; Diane Kruger; Daniel Brühl

pellicola

Un altro viaggio piuttosto movimentato…

Innanzi tutto bisogna far chiarezza su un punto, Night Train to Munich (Treno notturno per Monaco potrebbe essere la traduzione), il film Britannico del 1940 diretto da Carol Reed, non è il sequel di La Signora Scompare di Alfred Hitchcock del 1938.

Rex Harrison - 1940 ''Night Train to Munich''

Rex Harrison – 1940 ”Night Train to Munich” (Photo credit: Movie-Fan)

È vero che come il film che lo ha preceduto anche questo è stato scritto da Sidney Gilliat e Frank Launder; l’attrice protagonista è la stessa, Margaret Lockwood; è ambientato in Europa; c’è un treno; ci sono Charters e Caldicott, gli eccentrici Inglesi sempre in giro per l’Europa in tempo di crisi internazionali e sempre con la mente rivolta allo sport (con Hitchcock erano tifosi di cricket, qui sono fanatici del golf) e, ebbene si, ci sono pure le spie e la sceneggiatura mescola humour e suspence, ma c’è una differenza fondamentale tra i due film ed è quello che è accaduto nei due anni trascorsi tra l’uscita del primo e quella del secondo: lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

La Signora Scompare era impregnato di paranoia pre-bellica, ma era ambientato nell’immaginaria Bandrika; si poteva ovviamente capire a quale paese si stesse alludendo, ma tutto era lasciato intenzionalmente sul vago. In Night Train to Munich invece non ci sono allusioni, fin dall’inizio è ben chiaro quello che sta succedendo, ed è soprattutto chiaro chi rappresenta una minaccia per il mondo: la Germania Nazista.

ATTENZIONE SPOILER: se non avete mai visto questo film fatelo ora, oppure proseguite la lettura di questo articolo a vostro rischio e pericolo…

First German poster in Prague announcing the occupation, 15 March 1939. (Photo Credit: Wikipedia)

Fin dall’inizio del film, siamo immediatamente catapultati  nel clima bellico e le primissime scene, un miscuglio di immagini dei cinegiornali e di finzione, riassumono gli eventi che tra il 1938 e il 1939 hanno portato all’ occupazione Tedesca della Cecoslovacchia . Quando le truppe naziste entrano a Praga nel Marzo 1939 (sei mesi prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale) Alex Boumasch (James Harcourt), uno scienziato, è costretto a lasciare il Paese per non finire nelle mani dei tedeschi. Sfortunatamente sua figlia Anna (Margaret Lockwood), viene arrestata dalla Gestapo prima di poterlo raggiungere e finisce in un campo di concentramento dove incontra per caso un altro prigioniero Cecoslovacco, un insegnate che si chiama Karl Marsen (Paul Henreid). I due riescono incredibilmente a fuggire dal campo e a raggiungere, altrettanto incredibilmente e senza troppi problemi, l’Inghilterra dove Anna può finalmente rintracciare suo padre, aiutata questa volta da Dickie Randall (Rex Harrison), un ufficiale del servizio segreto di sua maestà. Ma in guerra, le cose spesso sono diverse da come appaiono, e così Anna e suo padre in breve tempo finiscono ancora una volta nelle mani della Gestapo e Dickie sarà costretto ad andare in Germania e a fingersi un ufficiale Nazista per salvarli…

La prima fonte di ispirazione per Night Train to Munich era stato Report on a Fugitive romanzo a puntate dello scrittore di origine australiana  Gordon Wellesley. Nonostante una nomination all’Oscar ottenuta dallo scrittore per la migliore Storia Originale, di quel romanzo resta ben poco nella versione finale del film, che è un miscuglio di romanticismo (la classica storia del “sei l’ultimo uomo al mondo…”), azione, suspense e umorismo nel tentativo di ripetere il successo di La Signora Scompare che all’epoca della sua prima uscita nelle sale del Regno Unito era diventato il film di maggior successo fino a quel momento. Solo che questa volta viene aggiunta una dose extra di propaganda anti-nazista.

British Ministry of Home Security poster of a type that was common during the Phoney War (Phot Credit: Wikipedia)

Per riuscire ad ottenere questo risultato la sezione Inglese della 20th Century Fox cercò di ricreare la coppia Margaret Lockwood-Michael Redgrave (nel film precedente erano Iris Henderson, un’ereditiera,  e Gilbert, un musicologo,  che si innamorano proprio nel mezzo di un intricato complotto internazionale nel quale restano accidentalmente coinvolti – per saperne di più cliccate QUI), Redgrave però aveva altri impegni e quindi la parte di Dickie Randall andò a Rex Harrison che era al suo primo ruolo da protagonista in un film importante. Non fu invece un pronblema piazzare ancora una volta su un treno pieno di spie il duo comico Charters (Basil Radford) e Caldicot (Naunton Wayne). Questa volta i due flemmatici inglesi, impegnati nella lettura di Mein Kampf (su cui non risparmiano le battute) ed estremamente preoccupati per la sorte di certe mazze da golf dimenticate in albergo, sono per qualche inesplicabile ragione su un treno per Monaco proprio nel giorno in cui, dopo l’invasione della Polonia da parte dell’esercito nazista, Gran Bretagna, Francia, Nuova Zelanda e Australia dichiarano guerra alla Germania (è il 3 Settembre 1939) e saranno decisivi per determinare la sorte dei nostri eroi (ma non posso dire di più altrimenti vi rovino sul serio il film).

Ma il tono leggero da commedia che accompagna tutto il film non è assicurato solo dalla presenza di Charters e Caldicott. Dickie, anche se impegnato in una pericolosa missione dietro le linee nemiche, non può fare a meno di prendersi gioco dei nemici, posando da vacuo ufficiale nazista con tanto di monocolo mentre tutti i Nazisti sono dipinti più come degli stupidi burocrati che come degli spietati assassini, cosa dovuta probabilmente al fatto che il film è stato girato in quel periodo che viene ricordato come la Strana Guerra (Drôle de Guerre, tra l’invasione della Polonia e quella della Francia nel maggio del 1940) ed è uscito nelle sale il 31 agosto 1940 solo una manciata di giorni prima che la Luftwaffe iniziasse i masicci bombardamenti aerei su Londra (a partire dal 7 settembre 1940).

Naunton Wayne as Caldicott in The Lady Vanishes

Naunton Wayne as Caldicott (Photo credit: Wikipedia)

La cosa che probabilmente sorprenderà di più chi oggi guarda questo film per la prima volta è il fatto che Paul Henreid  qui interpreti un ruolo opposto a quello che ha indelebilmente impresso il suo volto nella mente di generazioni di appassionati di cinema: il carismatico leader della resistenza Cecoslovacca Victor Laszlo che contende a Rick Blaine l’amore di Ilsa Lund in Casablanca (che girerà solo un paio d’anni più tardi). Qui infatti Henreid è impegnato in un ruolo da cattivo doppiogiochista, anche se l’illusione che Karl Marsen possa essere sul serio un eroico patriota cecoslovacco dura solo pochi minuti. Già prima che lui e Anna tocchino il suolo Britannico si ha la sensazione che in realtà sia una spia nazista sotto mentite spoglie e ogni dubbio viene spazzato via quando incontrando un’altra spia nazista si fa riconoscere e poi scandisce a gran voce “Heil Hitler” (l’unico dubbio a quel punto è come sia possibile che nessuno lo senta…).

Night Train to Munich non è un capolavoro, è soprattutto un film di propaganda curiosamente divertente. Probabilmente è meno avvincente e pieno di invenzioni visive del film di Hitchcock che l’aveva preceduto, ma comunque non mancano i colpi di scena e nel finale le scene d’azione, con tanto di spari a go-go e spericolato viaggio in funivia, lo fanno sembrare quasi un ideale prototipo per certi film di spionaggio moderni.

È un film decisamente divertente e sicuramente è un buon antidoto contro la melassa pre-natalizia; se vi piace il genere e non avete problemi con l’inglese non sottotitolato lo potete trovate facilmente in rete, non perdetevelo.

Alcuni film collegati che potrebbero piacervi (cliccate sul titolo per vedere il trailer o una scena):

Amore e Mistero (Secret Agent) – GB 1936 Diretto da: Alfred Hitchcock. Con:John Gielgud; Madeleine Carroll;Robert Young; Peter Lorre.

La Signora scompare – GB 1938 Diretto da: Alfred Hitchcock. Con: Margaret Lockwood; Michael Redgrave; Dame May Witty; Basil Radford; Naunton Wayne.

Casablanca – USA 1942 Diretto da: Michael Curtiz. Con: Humphrey Bogart; Ingrid Bergman; Paul Henreid; Claude Rains; Conradt Veidt; Peter Lorre; Sydney Greenstreet.

Il Prigioniero del Terrore – USA 1944 Diretto da: Fritz Lang. Con: Ray Milland; Marjorie Reynolds; Carl Esmond; Dan Duryea.

Quella Sporca Dozzina – USA 1967 Diretto da: Robert Aldrich. Con: Lee Marvin; Ernest Borgnine; Charles Bronson; Telly Savalas; Donald Sutterland.

Agente 007 – Al servizio segreto di Sua Maestà – GB 1969 Diretto da: Peter R. Hunt. Con: George Lazenby; Diana Rigg; Telly Savalas; Gabriele Ferzetti.

Vite Sospese – USA 1992 Diretto da : David Seltzer. Con: Melanie Griffith; Micheal Douglas; Liam Neeson; Joely Richardson.

Bastardi Senza Gloria – USA 2009 Diretto da: Quentin Tarantino. Con: Christoph Waltz; Brad Pitt, Melanie Laurent; Michael Fassbender; Diane Kruger; Daniel Brühl

Green Clara: 1920′s inspiration

GreenClara SketchF2

Sometimes (waiting for the end of the world) I knit… and sometimes (for special occasions) someone thinks that no-red wool can be a nice gift.

Here’s Green Clara, my new sweateer inspired to 1920′s (and it’s almost done).

Hope you like it.

fogliav

A volte (aspettando la fine del mondo) lavoro ancora a maglia… e a volte (in speciali occasioni) qualcuno pensa che della lana non-rossa sia un bel regalo da farmi.

Questa è Green Clara, il mio nuovo maglione isprirato  agli anni ’20 (ed è quasi finito).

Spero vi piaccia

Dizziness

“…Sweat, chills, nausea…”

Mark Renton

From: Trainspotting – 1994

Sometimes someone wakes up (metaphorically speaking) and proclaims himself the Italian “People” or better the “true Italians” representative. Now its time for the  “pitchfork movement”. Yesterday started a protest involving many people all around Italy. They say they are apolitical (though there’s a vague nostalgia of fascism in the air…) and want to end the government and the entire Italian political system. It isn’t clear who they are (hauliers, but not exclusively), it’s not sure who they represent and it’s hard to count them (to the naked eye they ain’t millions, not even thousands) but they are effective (especially when they persuade shop owners to “spontaneously” join their protest) and in a style evoking Gandhi they swear they are against violence (if some accident occurs it’s obviously because of some infiltrated element) but they menace anyway shocking protests if tomorrow the Parliament will confirm its confidence to the Government and suggest the possibility that later a March on Rome could take place (probably someone nostalgically remember the infamous Fascist Regime born after the 1922 March on Rome). It’s not so clear what should replace the government. A man sent by the divine providence? A Committee of Public Safety? A military dictatorship? (after all in Chile in 1973 all started with hauliers’ strikes…)

Naturally Beppe Grillo, the ex-comedian/internet guru/5 Stars Movement leader couldn’t miss such an occasion… yesterday some police officer in Turin took off their helmet in front of the demonstrators (that’s something happening when there is no danger), so today starting from that episode he asked to the Police and the Carabinieri to join the protest refusing to protect and escort (as their duty imposes) politics. Probably we couldn’t expect anything different. After the Constitutional Court said that the Italian electoral law is unconstitutional he incessantly repeated that the Italian Parliament is illegal, the government is illegal and even the President of the Italian Republic is illegal, then he also inaugurated on the HolyBlog the black list for those journalist who criticise his Movement (castor oil and baton 2.0).

“…Sudore, brividi, nausea…”

Mark Renton

Da: Trainspotting – 1994

Ogni tanto qualcuno si sveglia (metaforicamente parlando) e si autoproclama rappresentante del “popolo” italiano o meglio ancora dei “veri” italiani, e il bello è che trova sempre qualcun’altro disposto a dargli retta. Ora pare tocchi al cosiddetto “movimento dei forconi”. Gli aderenti alla protesta in corso da ieri che si dice apolitica (ma ha un vago retrogusto di fasci littori) e che si dà come obiettivo di abbattere il governo e fare piazza pulita del sistema politico italiano, sono sparsi un po’ lungo tutto la penisola: non si capisce bene chi siano (autotrasportatori ma non solo), non si sa bene chi rappresentino e nemmeno si riesce a contarli (perché a occhio sembrano pochini), ma sono efficacissimi (specie nel convincere i commercianti a unirsi “spontaneamente” alla protesta), e con sobrio spirito gandhiano giurano di voler protestare pacificamente (gli scontri sono ovviamente colpa di infiltrati)  mentre promettono azioni eclatanti se domani il Parlamento osasse votare la fiducia al governo Letta e scherzano col fuoco minacciando una marcia su Roma (avendo forse molta nostalgia dell’infausto regime che quella del 1922 contribuì ad instaurare). Non si capisce soprattutto cosa dovrebbe sostituirsi al governo e alle istituzioni repubblicane. Un uomo forte inviatoci dalla provvidenza? Un comitato di salute pubblica? Una bella giunta militare? (in Cile nel ’73 si iniziò con uno sciopero dei camionisti …)

Naturalmente non poteva non levarsi alta la voce di Beppe Grillo che prendendo come spunto il gesto di togliersi il casco di fronte ai manifestanti fatto ieri da alcuni poliziotti a Torino(cosa che di solito succede quando non c’è alcun pericolo di scontri), chiede ora alle forze dell’ordine di “abbandonare” i politici, non proteggendoli più, non svolgendo più il lavoro di sorveglianza e scorta. Dopo aver sbraitato contro il Parlamento illegittimo (ridimensionato nelle ventiquattr’ ore successive alla sentenza della Corte Costituzionale ai soli eletti grazie al premio di maggioranza, sennò erano “illegittimi” pure i pentastellati), il governo ilegittimo e il Presidente della Repubblica illegittimo ed avere inaugurato sul SacroBlog le liste di proscrizione dei giornalisti “nemici” del suo movimento (olio di ricino e manganello 2.0) probabilmente non ci si poteva aspettare altro.

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Forconi, Grillo scrive alle forze dell’ordine: “Unitevi alla protesta” (repubblica.it)

Forconi: “Per ora niente marcia su Roma”. Polemica su agenti senza caschi (repubblica.it)

My weekend movie: Camille (1936)

Camille1936

Camille (Margherita Gauthier) – USA 1936

Directed by: George Cukor.

Starring: Greta Garbo; Robert Taylor; Lionel Barrymore; Henry Daniell; Laura Hope Crews.

Marguerite always looked well when she was near death…

In Milan it’s a tradition: the 7th of December, the day dedicated to the patron Saint Ambrose, marks the start of the Christmas shopping season  and more important, for classical music lovers (but also for those that are simply interested in showing their elegant outfits) the opening of the Opera season at La Scala (Teatro alla Scala).

This year to celebrate Giuseppe Verdi ‘s two hundredth “birthday”, La Scala will stage a new edition of one of the most popular works of the Italian composer, La Traviata (1853). If you are an opera fanatic but you haven’t the tickets, you have lots of opportunities to watch it on TV or even at the cinema (if you’re in Milan – who knows? – you can also go to the Galleria Vittorio Emanuele II to watch it for free on a big screen), you can discover how, going to the Teatro alla Scala internet site clicking on this link:

http://www.teatroallascala.org/en/season/opera-ballet/2013-2014/la-traviata_cnt_29291.html

Camille (1936 film)

Camille (1936 film) (Photo credit: Wikipedia)

Then, if you don’t like opera but you feel anyway in the mood for drama and romance you can watch one of the movies starring Greta Garbo that I prefer: Camille, directed in 1936 by George Cukor.

Just like La traviata (though the opera changes the protagonists’ names), Camille is based on the 1948 novel La Dame aux Camélias (The Lady of the Camellias) written by Alexandre Dumas, fils, that had a first stage adaptation, written by the same author, in 1852 that became popular in the English-speaking world as Camille.

It’s the story of Marguerite Gauthier (Greta Garbo), a young woman from a poor country family who, using her charm, has made a name for herself (though not the most respectable one) in the fashionable Paris society, a character inspired to Marie Duplessis a French courtesan who lived in Paris in 1840′s, was the mistress of many prominent and wealthy men (among then Dumas fils and Franz Liszt) and died for tuberculosis, aged 23, in 1847.

Marie Duplessis (Photo Credit: Wikipedia

Men are Marguerite career, she needs them to live the easy and comfortable life she’s now used to and to pay her bills, extravagances (like the camellias she uses as an ornament) and doctors (she suffers from tuberculosis). When she has some economic trouble her not disinterested  friend Prudence (Laura Hope Crews), who’s concerned about her solvency being her dressmaker, decides it’s time for her to meet someone who could pay for her debts and arranges a rendezvous in a theatre with the rich Baron de Varville (Henry Daniell), but Marguerite mistakes the young and handsome Armand Duvall (Robert Taylor) for the much more solving man. Discovering the truth Marguerite is disappointed but decides that money is more important than attraction and starts a relation with the Baron. When months later she meets again Armand, Marguerite can’t help falling in love with him and decides to give up her old life, the Baron and Paris to live in the countryside with her new (and maybe first) love. But life is hard when one tries to do the right thing and soon Armand’s father  comes to tell her that she has to leave the guy cause her past is a threat for him and his family…

Marguerite’s world is a fake world: she lives in a luxury she can’t afford and “loves” those men who can pay for it, she pretends to be healthy and laughs when she don’t feel like it, her supposed friends are ready to turn their back on her at the first occasion, and the joyful parties she throws in her Parisian apartment  are just the parody of the elegant dinners (this remind you to something?) thrown by the good society matrons, even though the guests are probably the same. And when she’s finally ready for something true, for true love, she has to give it up. A real tragedy.

Greta Garbo, "Camille", 1936

Greta Garbo as Marguerite Gauthier(Photo credit: thefoxling)

This film directed by the women’s director George Cukor was not the first film adaptation of La Dame aux Camélias, not in Hollywood nor in the rest of the world. By 1936 Marguerite Gauthier had already been played on the silver screen by many great actresses, from Sarah Bernhardt (in 1911, aged 67) to Francesca Bertini (1915 – HERE), from the original “vamp” Theda Bara (1917) to Alla Nazimova (in1921, in a Art Deco version starring Rudolph Valentino as Armand- HERE) among the others and many more will follow Greta Garbo, but her performance, that granted her an Academy Award nomination as Best Leading Actress (but, alas, not the Oscar), is really unforgettable. Probably is the best in her career, surely the one she preferred. Even though the other players  are all good actors (Laura hope Crews as Prudence is really priceless) and despite Robert Taylor’s charm (he almost lost the role because too handsome) in the end you’ll remember her above the others. Even if you don’t like Greta Garbo, you’ll like this film and I can assure you that you’ll understand the reason why in her heydays she was called “the divine”.

All you have to do now, if you are not interested in opera, is to find a copy of Camille …but be sure to keep a tissues supply within reach.

A few related movies you could also like (Click on the title to watch a clip or the trailer):

Camille – USA 1921 Directed by: Ray C. Smallwood. Starring: Nazimova; Rudolph Valentino; Patsy Ruth Miller.

Parigi o cara – ITA 1962 Directed by: Vittorio Caprioli. Starring: Franca Valeri; Vittorio Caprioli; Fiorenzo fiorentini.

La Traviata – ITA 1983 Directed by: Franco Zeffirelli. Starring: Teresa Startas; Placido Domingo; Cornell MacNeil.

Pretty Woman USA 1990 Directed by: Garry Marshall. Starring: Julia Roberts; Richard Gere; Hector Elizondo; Laura San Giacomo, Ralph Bellamy.

Moulin Rouge! – USA/AUS 2001 Direted by: Baz Luhrmann. Starring: Nicole Kidman; Ewan McGregor; Jim Broadbent; John Leguizamo.

pellicola

Marguerite aveva sempre un bell’aspetto quando stava per morire…

A Milano è una tradizione: il 7 di Dicembre, festa del patrono Sant’ Ambrogio, segna l’inizio della stagione degli acquisti di Natale e soprattutto, per gli amanti della lirica (ma anche per chi più prosaicamente ama far sfoggio d’eleganza di fronte ai flash dei fotografi), la prima del Teatro alla Scala.

The Teatro alla Scala in Milan, by night

The Teatro alla Scala in Milan, by night (Photo credit: Wikipedia)

Quest’anno, nel duecentesimo anniversario della nascita d Giuseppe Verdi, ad inaugurare la stagione sarà un nuovo allestimento di una delle sue opere più popolari, La Traviata (1853). Se amate l’opera, ma non avete fatto i tempo a procurarvi i biglietti per assistere all’evento, potrete comunque seguire la prima scaligera in vari modi (sul megaschermo in Galleria a Milano, in vari cinema – anche in altre città – oppure comodamente a casa vostra su RAI5), basta consultare il sito del Teatro alla Scala cliccando questo link: http://www.teatroallascala.org/it/stagione/opera-balletto/2013-2014/la-traviata_cnt_29245.html

Se invece non vi piace l’opera ma avete comunque voglia di godervi un bel dramma romantico, potete  restare in tema guardando uno dei film interpretati da Greta Garbo che preferisco: Margherita Gauthier diretto nel 1936 da George Cukor.

Proprio come La Traviata (anche se nell’opera vengono cambiati i nomi dei protagonisti), Margherita Gauthier è ispirato al romanzo del 1948 La Dame aux Camélias (La Signora delle camelie) di Alexandre Dumas, figlio, che fu adattato per il teatro dallo stesso autore già nel 1852 diventando popolare nel mondo anglosassone col titolo di Camille (che poi è anche il titolo originale del film).

Greta and Robert Taylor in "Camille"...

Greta Garbo and Robert Taylor in “Camille”, 1936 (Photo credit: thefoxling)

Questa è la storia di Marguerite Gauthier (Greta Garbo), una giovane donna di umili origini  che si è fatta un nome (anche se non il più rispettabile) nell’elegante società parigina usando il suo fascino, un personaggio ispirato a Marie Duplessis, cortigiana francese che nella Parigi degli anni ’40 dell’ottocento era stata l’amante di diversi uomini ricchi e famosi (tra cui anche lo stesso Dumas figlio e  Franz Liszt) prima di morire di tubercolosi a 23 anni nel 1947.

Marguerite usa gli uomini e si lascia usare da loro, ne ha bisogno per vivere tra gli agi a cui si è  abituata, per pagare i conti, le sue stravaganze (come le camelie di cui si adorna) e i dottori (è malata di tubercolosi). Quando si trova in ristrettezze economiche la sua non proprio disinteressata amica Prudence (Laura Hope Crews), che essendo la sua sarta ha a cuore la sua solvibilità, decide che è ora di presentarle il ricco Barone di Varville (Henry Daniell), e organizza un appuntamento a teatro tra i due, ma Marguerite scambia il giovane e bello Armand Duvall (Robert Taylor) per il Barone. Nonostante il disappunto nello scoprire la verità Marguerite decide che i soldi sono più importanti dell’attrazione fisica e inizia una relazione con il Barone. Quando però alcuni mesi dopo rincontra Armand non può fare a meno di innamorarsene e decide di abbandonare la sua vecchia vita, il Barone e Parigi per ritirarsi in campagna col suo nuovo (e forse primo) amore. Ma la vita è difficile quando si cerca di fare la cosa giusta e presto arriva anche il padre di Armand (Lionel Barrymore) a ricordarle che con il suo passato lei potrebbe essere la rovina per il giovane e la sua famiglia…

Marguerite vive in un mondo fasullo: è immersa in un lusso che non può permettersi e “ama” chi glielo può procurare, finge una salute che non ha, ride anche quando non ne ha voglia, è circondata da falsi amici pronti a spolparla viva appena si trova in difficoltà, e dà allegri ricevimenti nella sua casa parigina che sono solo la parodia delle cene eleganti (vi ricorda qualcosa?) della buona società parigina anche se i signori che vi partecipano sono probabilmente gli stessi. E quando finalmente è pronta per qualcosa di reale, per il vero amore, è costretta a rinunciarci. Una vera tragedia.

Alla Nazimova and Rudolph Valentino in Camille.

Alla Nazimova and Rudolph Valentino in Camille – 1921. (Photo credit: Wikipedia)

Questo film diretto da George Cukor il regista delle donne per eccellenza, non era il primo adattamento di La Signora delle camelie per il grande schermo, né ad Hollywood né nel resto del mondo. Prima del 1936 Margherita Gauthier era già stata interpretata da tante grandi attrici, da Sarah Bernhardt (nel 1911 a 67 anni) a Francesca Bertini (1915 – QUI), dalla prima vamp Theda Bara (1917) ad Alla Nazimova (nel 1921 in una versione Art Déco del dramma in coppia con Rodolfo Valentino QUI) e molte altre, come altre attrici seguiranno Greta Garbo, ma la sua interpretazione, che le valse anche una nomination all’Oscar come Migliore attrice protagonista (ma purtroppo non il premio) è davvero indimenticabile. Probabilmente la migliore della sua carriera, sicuramente quella che lei stessa preferiva. Nonostante la bravura degli altri attori (impagabile Laura Hope Crews nei panni di Prudence) e l’indiscutibile fascino di Robert Taylor (che aveva persino rischiato di essere scartato perché troppo bello) si finisce col ricordare soprattutto lei. Persino se non vi piace Greta Garbo non potrete fare a meno di amare questo film e vi assicuro che capirete la ragione per cui all’epoca del suo grande successo era soprannominata “la divina”.

Ora, se proprio non vi interessa l’opera, non vi resta che cercare una copia di Margherita Gauthier ma non dimenticate di far prima scorta di fazzolettini.

Alcuni film colleati che potrebbero piacervi (cliccate sui titoli per vedere una scena o il trailer):

Camille – USA 1921 Diretto da: Ray C. Smallwood. Con: Nazimova; Rudolph Valentino; Patsy Ruth Miller.

Parigi o cara – ITA 1962 Diretto da: Vittorio Caprioli. Con: Franca Valeri; Vittorio Caprioli; Fiorenzo fiorentini.

La Traviata – ITA 1983 Diretto da: Franco Zeffirelli. Con: Teresa Startas; Placido Domingo; Cornell MacNeil.

Pretty Woman USA 1990 Diretto da: Garry Marshall. Con: Julia Roberts; Richard Gere; Hector Elizondo; Laura San Giacomo, Ralph Bellamy.

Moulin Rouge! – USA/AUS 2001 Diretto da: Baz Luhrmann. Con: Nicole Kidman; Ewan McGregor; Jim Broadbent; John Leguizamo.

Living in the Twilight Zone

“This is the dimension of imagination.

It is an area which we call…

the Twilight Zone.”

Narrator

From: The Twilight Zone -TV series 1959

It was about time!!! Eight years after it came into force, the Constitutional Court of Italy officially said that the infamous “Porcellum”, the current electoral law (called that way by journalists after its “father” Roberto Calderoli, from Norther League, said laughing proudly that it was a real dirty trick – in italian “porcata”) is unconstitutional. Really?!??!!? The reason for that incredible (!!) unconstitutionality are the majority premium and fixed lists (this way MPs and Senators are nominated  by their party not chosen by voters).

As you could imagine, this provoked many reactions more or less hysterical (for instance, after their leader Beppe Grillo said for weeks that to change this law was an attack against his movement, today the 5 Stars Movement’s MPs said during a Parliamentary debate that the Parliament is illegitimate because MPs and Senators have been elected using that law).

Particularly brilliant was Mr Renato Brunetta, former minister in the last Berlusconi’s government and influential member of the resuscitated Forza Italia, the most important Italian Right party  (MrB’s party to make it simple). He said: “The sentence declaring the Porcellum’s unconstitutionality delegitimizes everyone in this Parliament. There are not exceptions. Those “nominated” are delegitimized, those who are occupying their Senate or Chamber seat s thanks to the majority premium are even more delegitimized (…) as a result morally binding (…) the elections must take place as soon as possible, with a new electoral law (…) the Porcellum was used to elect Napolitano twice (the Italian President is elected in fact by the Parliament whose members have been elected using the current electoral law – writer’s note), I ask myself if Napolitano could be considered a legitimate President of the Italian Republic”.

The only trouble is that Mr Brunetta forgets that the infamous “Porcellum” had been plotted, written and approved by the Right. Just call it to live in the Twilight Zone…

“È  la dimensione dell’immaginazione.

É una regione che potrebbe essere immaginata…

ai confini della realtà.”

Narratore

Da: Ai confini della realtà -Serie TV 1959

 Era ora!!! A soli 8 anni dalla sua approvazione la Corte Costituzionale ha decretato che il famigerato “Porcellum”, la legge che regola il sistema elettorale italiano (così caritatevolmente denominata dalla stampa dopo che il suo stesso padre, il leghista Calderoli, l’aveva definita tra uno sghignazzo e l’altro un’autentica porcata), è incostituzionale. Chi l’avrebbe mai detto?!!?! Le ragioni di tale sbalorditiva incostituzionalità sono il premio di maggioranza (per ottenere il quale in teoria basta “vincere” le elezioni con un voto in più degli avversari) e le liste bloccate che non consentono ai cittadini di scegliere i loro rappresentanti delegando questo compito ai partiti (e rendendo Deputati e Senatori dei nominati ricattabili).

Molte le reazioni più o meno isteriche (Grillo fino alla settimana scorsa sosteneva che eliminare il Porcellum sarebbe stato un attacco al suo movimento, i Pentastellati oggi sostengono a gran voce l’illegittimità del Parlamento eletto col sistema elettorale generato da quella legge).

Particolarmente brillante la dichiarazione di Renato Brunetta, presidente dei deputati della resuscitata Forza Italia, maggior partito della destra parlamentare: “La sentenza dichiarando incostituzionale il Porcellum, delegittima politicamente chi siede oggi in Parlamento. Nessuno escluso. I “nominati” sono delegittimati una volta, chi poi siede al Senato e alla Camera grazie al premio di maggioranza, è delegittimato due volte (…) Conseguenza moralmente impegnativa (…) sono le elezioni da indire il prima possibile, con una nuova legge elettorale da approvare al più presto, limitandosi a dare esecuzione alla sentenza (…) il Porcellum è servito per eleggere due volte Napolitano e mi chiedo se Napolitano sia un presidente della Repubblica legittimo”.

Peccato che il nostro eroe dimentichi che quella legge elettorale è stata architettata, scritta ed approvata proprio dalla destra. Quando si dice vivere ai confini della realtà…

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My weekend movie: Primrose Path (1940)

Primrose Path 1940

Primrose Path (Piccolo Porto) – USA 1940

Directed by: Gregory La Cava.

Starring: Ginger Rogers; Joel McCrea; Marjorie Rambeau; Henry Travers; Queenie VassarMiles Mander.

We live, not as we wish to, but as we can…

Don’t be fooled by the first scene of Primrose Path, despite the noisy children in rags and the shanty town setting, this 1940 movie that marked the third collaboration between director Gregory  La Cava and both the protagonists Ginger Rogers and Joel McCrea, got nothing to do with neorealism: it’s a good old melodrama.

Primrose Path (film)

Primrose Path (film) (Photo credit: Wikipedia)

Adapted for the silver screen from the stage play by Robert L. Buckner and Walter Hart, based on the 1934 novel February Hill by Victoria Lincoln, Primrose Path reminds instead to pre-code movies with it’s protagonist, a young girl, living in misery and trying to escape from a destiny made of  further degradation. This is in fact the story of Ellie May Adams (played by Ginger Rogers who dyed her hair brunette for this movie), a girl who lives in Primrose Hill, a squalid shanty town (nothing to do with the posh London district, we are on a coastal town in the USA) who has no intention to joint the family business in the world’s oldest profession, even though society offers her little alternatives. Trying to avoid the business, Ellie May dresses like a tomboy and stay away from men, at least until she meets Ed Wallace (Joel McCrea), a cheerful and handsome good guy, who teach her how to laugh and, ready to believe her stories about a strict and oppressive family,  comes to her rescue marrying her. But it’s hard to escape from reality and prejudices…

Like in many other La Cava’s movies (for instance My Man Godfrey or She Maried Her Boss a couple of film I already told you about), at the centre of this story there’s an odd family, only this time there’s little to poke fun at, no one wears elegant and fashionable clothes (at some point to change her style into a  something more feminine Ellie May has to “borrow” her Granma ‘s shoes) and the class conflict ain’t between the wealthy Park Avenue blue bloods and the working class, but between the miserables, like Ellie May’s family living on the wrong side of the tracks in Primrose Hill, and working class people, like Ed, Gramp (Henry Travers) and all the workers who go to lunch at their diner on the beach, have fun at night in a cheap ballroom dancing and can’t help having a superiority complex over those living in the shanty town.

Cropped screenshot of Joel McCrea from the tra...

Joel McCrea in 1940′s (Photo credit: Wikipedia)

Unfortunately the Adams, that family Ellie May loves but try anyway to runaway from, are in fact little presentable. The breadwinner is Ellie May’s mother, Mamie (Marjorie Rambeau), the soft-hearted lady who will pay with life her devotion to her needing relatives, and who has to keep smiling before some generous man  when she don’t feel like smiling cause there’s anyone else working, but is happy anyway to know that her eldest daughter ain’t keen on following her example. Honeybelle, her younger daughter is just a child (a very insufferable one); Granma (Queenie Vassar), her mother, who has become too old to confide in her easy virtue, seems now only interested in introducing her granddaughters to the family business (though judging from their home, it ain’t much lucrative) and causes lots of troubles; while Homer (Miles Mander), her husband, is just a looser with a degree in philosophy, a pile of sheets full of notes that will never become a real book on Ancient Greek philosophers on his table and so much alcohol in his body to dry up the family finances (in this case La Cava new what he was taking about, alcoholism was is major weakness and he was very familiar with sanitariums).

On the other side of the track, among the respectable workers, life seems to be happier, but there’s little compassion for those less fortunate, no consideration for their feelings and even Ed, who loves Ellie May, is so soaked with prejudices not to understand at first why she lied about her family.

English: Ginger Rogers in Kitty Foyle - traile...

Ginger Rogers, still brunette, in Kitty Foyle released later that year (Photo credit: Wikipedia)

As you could easily understand, Primrose Path had some problem with censorship. A first attempt to turn Victoria Lincoln’s book into a filmmade in 1938 had been blocked by the  Production Code Administration. When RKO decided to finally make the film they had the idea to start this time from the stage adaptation (that apparently watered down a bit the novel), and tone down again the story sacrificing poor Mamie who had to pay her sins (as if such a family on her shoulder was not enough) with her life. But that was not enough and after its release on March 1940 the film was banned from Detroit.

Marjorie Rambeau playing that sinful mother won an Academy Award nomination as Best Supporting Actress (but not the Oscar), but unfortunately Primrose Path was not a hit. Anyway this is a great film, if you’ll have the occasion to watch it, don’t miss it.

A few free-associated movies you could also like (click on the title to watch a clip or the trailer):

Broken Blossoms – USA 1919 Directed by: D.W. Griffiths. Starring: Lillian Gish; Richard Barthelmess; Donald Crisp.

Beggars of life – USA 1928 Directed by: William Wellmann. Starring: Louise Brooks; Richard Arlen; Wallace Beery.

Tagebuch einer Verlorenen (Diary of a Lost Girl) – GER 1929 Directed by: G.W. Pabst. Starring: Louise Brooks; Fritz Rasp; André Roanne; Arnold Korff.

Modern Times – USA 1936 Directed by: Charles Chaplin. Starring: Charles Chaplin; Paulette Goddard.

My Man Godfrey – USA 1936 Directed by: Gregory La Cava. Starring: Carole Lombard; Willia Powell; Gail Patrick; Eugene Pallette.

Camille – USA 1936 Directed: George Cukor. Starring: Greta Garbo; Robert Taylor; Lionell Barrymore; Henry Daniell; Leonore Ulric; Laura Hope Crews.

The Lost Weekend – USA 1945 Directed by: Billy Wilder. Starring: Ray Milland; Jane Wyman; Phillip Terry; Doris Dowling.

pellicola

Viviamo, non come vorremmo, ma come possiamo…

Non fatevi ingannare dalla prima scena di Piccolo Porto, nonostante i bambini straccioni e vocianti e l’ambientazione in una baraccopoli, questo film del 1940 che ha segnato la terza collaborazione tra il regista Gregory La Cava e gli attori  Ginger Rogers e Joel McCrea, non ha niente a che fare con il neorealismo: è un buon caro vecchio melodramma .

English: Marjorie Rambeau (1889-1970), america...

Marjorie Rambeau in 1915 (Photo credit: Wikipedia)

Adattamento cinematografico della commedia teatrale Primrose Path di Robert L. Buckner e Walter Hart, a sua volta liberamente tratta dal romanzo del 1934 February Hill di Victoria Lincoln, Piccolo Porto ricorda piuttosto i film antecedenti all’inasprimento del Codice Hays ed ha infatti per protagonista una ragazza che vive in miseria e cerca di sfuggire ad un destino che le promette solo ulteriore degradazione morale. Questa è la storia di Ellie May Adams (interpretata da Ginger Rogers che per l’occasione si scurì i capelli), una ragazza che vive nella squallida baraccopoli di Primrose Hill (niente a che fare con l’elegante quartiere Londinese, ci troviamo in una città costiera degli Stati Uniti) e non ha nessuna intenzione di unirsi all’impresa di famiglia per intraprendere la professione più antica del mondo. Per evitare di “entrare in affari” Ellie May cerca di restare bambina, si concia come un monello di strada e si tiene lontana dagli uomini, almeno fino a quando incontra un bravo ragazzo, l’aitante Ed Wallace (Joel McCrea) che le insegna a ridere e, credendola in fuga da una famiglia troppo severa, le offre l’occasione di dare una svolta alla sua vita sposandola. Purtroppo però, è difficile sfuggire alla realtà ed ai pregiudizi…

Come in molti altri film di La Cava (ad esempio L’impareggiabile Godfrey o Voglio essere amata tanto per citare un paio di film di cui vi ho già parlato) al centro della storia c’è una famiglia particolare, solo che questa volta c’è ben poco di cui divertirsi, nessuno veste eleganti abiti alla moda (a un certo punto per rendere il suo stile un po’ più femminile Ellie May è costretta a prendere in “prestito” le scarpe di sua Nonna) e il conflitto di classe non è tra la ricca “aristocrazia” di Park Avenue e la classe lavoratrice, ma tra i miserabili, rappresentati dalla famiglia di Elli May che vive dal lato sbagliato dei binari della ferrovia (come direbbero gli americani) a Primrose Hill, e la classe lavoratrice, cioè Ed, Gramp (Henry Travers) e i lavoratori che trascorrono la pausa pranzo nella loro tavola calda sulla spiaggia e la sera si divertono in una pidocchiosa balera ma che comunque soffrono di un complesso di superiorità nei confronti di chi vive nella baraccopoli.

English: Screenshot of Henry Travers from the ...

Henry Travers (Photo credit: Wikipedia)

Purtroppo gli Adams, quella famiglia che Elli May ama ma da cui vorrebbe fuggire, sono davvero poco presentabili. A mettere il pane in tavola è la madre della ragazza, Mamie (Marjorie Rambeau), la donna dal cuore d’oro che alla fine pagherà con la vita la devozione verso i suoi bisognosi parenti, e che deve continuare a ridere per qualche uomo generoso  anche quando non ha voglia di ridere perché in casa nessun altro lavora, ma è comunque felice del fatto che la sua figlia maggiore non abbia intenzione di seguire il suo esempio. La figlia minore, Honeybelle, è solo una bimbetta (insopportabile e smorfiosa); Nonna (Queenie Vassar), la madre di Mamie, ormai troppo vecchia e malmessa per fare affidamento sulla sua facile virtù, sembra interessata soprattutto ad introdurre le nipoti agli affari di famiglia (sebbene a giudicare dalla casa in cui vivono, non siano poi tanto lucrativi) e causa non pochi guai; e infine Homer (Miles Mander), il marito di Mamie, è un fallito con una laurea in filosofia, un sacco di fogli pieni di appunti che non diventeranno mai un libro sui filosofi  greci dell’antichità sparsi sulla scrivania e tanto alcool in corpo da prosciugare le finanze della famiglia (quello dell’alcoolismo era un tema ben noto a La Cava habitué delle re-hab dell’epoca).

Tra i lavoratori rispettabili, la vita sembra più felice, ma c’è pochissimo spazio per la compassione verso chi è meno fortunato, nessuna considerazione dei loro sentimenti e persino Ed, che pure ama Elli May, è talmente imbevuto di pregiudizi da aver bisogno di un po’ di tempo supplementare per capire la ragione per cui Ellie ha mentito sulla sua famiglia.

Screenshot of Ginger Rogers from the trailer f...

Ginger Rogers in un latro film diretto da La Cava: Palcoscenico. (Photo credit: Wikipedia)

Come potrete facilmente immaginare, Piccolo Porto ebbe qualche problema con la censura. Un primo tentativo per portare il romanzo di Victoria Lincoln sul grande schermo fu fatto già nel 1938 ma fu immediatamente bloccato. Quando la RKO decise quindi di realizzare il film si scelse di partire dall’adattamento teatrale (che a quanto pare aveva già smussato alcune “asprezze” del romanzo), ma per riuscire a portare finalmente questa storia sullo schermo furono necessari ulteriori cambiamenti e alla povera Mamie furono fatti scontare i suoi peccati (come se non fosse stato abbastanza avere sul groppone una simile famiglia) addirittura con la morte. Questo però non accontentò proprio tutti i moralisti e il film finì con l’essere addirittura bandito dalla città di Detroit.

Marjorie Rambeau interpretando la madre peccatrice ottenne però una nomination all’Oscar come Migliore Attrice non protagonista (ma non vinse), ma purtroppo questo non bastò a fare di Piccolo Porto  un grande successo. Comunque questo è un gran bel film, se vi dovesse capitare l’occasione di vederlo non dovete assolutamente farvela sfuggire.

Alcuni film  liberamente associati che potrebbero piacervi (cliccate il titolo per vedere una scena o il trailer):

Giglio Infranto – USA 1919 Diretto da: D.W. Griffiths. Con: Lillian Gish; Richard Barthelmess; Donald Crisp.

Beggars of life – USA 1928 Diretto da: William Wellmann. Con: Louise Brooks; Richard Arlen; Wallace Beery.

Il Diario di una Donna Perduta – GER 1929 Diretto da: G.W. Pabst. Con: Louise Brooks; Fritz Rasp; André Roanne; Arnold Korff.

Tempi Moderni – USA 1936 Diretto da: Charles Chaplin. Con: Charles Chaplin; Paulette Goddard.

L’impareggiabile Godfrey – USA 1936 Diretto da: Gregory La Cava. Con: Carole Lombard; Willia Powell; Gail Patrick; Eugene Pallette.

Margherita Gauthier – USA 1936 Diretto da: George Cukor. Con: Greta Garbo; Robert Taylor; Lionell Barrymore; Henry Daniell; Leonore Ulric; Laura Hope Crews.

Giorni Perduti – USA 1945 Diretto da: Billy Wilder. Con: Ray Milland; Jane Wyman; Phillip Terry; Doris Dowling